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giovedì 29 novembre 2012

Dalla Iso 20121 ai Modelli 231: la parola all'esperto

A pochi giorni dal Sqe Safety Day 2012, l'appuntamento dedicato alla sicurezza sul lavoro e ambientale, a Roma il 5 dicembre, la redazione di Tecnici.it ha chiesto all'ingegnere Ciro Strazzeri, presidente di Asso231 ed esperto di risk management, di approfondire e illustrare alcune tematiche al centro della manifestazione.

Pubblicato sul Canale ZOOM il 28 novembre 2012

Dalla Iso 20121 ai Modelli 231: la parola all'espertoMancano pochi giorni all’apertura di Sqe Safety Day 2012,l’appuntamento annuale dedicato alla sicurezza sul lavoro e ambientale, che si svolgerà a Roma il prossimo 5 dicembre, e primo evento certificato in Italia in base alla nuova norma Iso 20121, che definisce le linee guida per la gestione sostenibile degli eventi.
Organizzato da Sqe (Safety quality environment association), l’evento vuole fornire una prima occasione a livello nazionale di dibattito e confronto sulle applicazioni pratiche del ddl semplificazioni in materia di sicurezza e ambiente. Tra il convegno istituzionale, i seminari e i workshop formativi, ampio spazio verrà riservato a una tematica fondamentale: la responsabilità amministrativa d’impresa derivante da reato ex D.Lgs. n. 231/2001.
Abbiamo parlato di questo e delle altre questioni al centro di Safety Day 2012 con uno dei protagonisti dell’evento: l’ingegnere Ciro Strazzeri, presidente di Asso231, associazione che studia e risolve le problematiche connesse all’applicazione del Decreto 231/2001 e, più in generale, dei temi del risk management. Come esperto nei settori della sicurezza sul lavoro, della responsabilità sociale e amministrativa delle organizzazioni e dell’ambiente, Strazzeri è autore del volume “I Modelli 231 come sistemi di gestione della responsabilità amministrativa”, in uscita a dicembre per Wolters Kluwer Italia.
Può illustrare i contenuti principali della norma Iso 20121? Da dove nasce l’esigenza di certificare la sostenibilità di un evento?
L’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità sociale ed economica ha ormai toccato tutti gli aspetti della vita professionale e personale, compreso quello degli eventi. Ciò è motivato dal fatto che tutti gli eventi aggregativi generano degli impatti ambientali e sociali - rifiuti, emissioni legate alla mobilità -, ma anche impatti positivi come l’aumento dell’indotto delle imprese locali. Di conseguenza, sempre più istituzioni, aziende e organizzazioni in genere vogliono impegnarsi a gestire il ciclo di vita di un evento in maniera sostenibile e a farsene certificare l’efficacia da un ente certificatore indipendente. La Iso 20121 è una norma internazionale che definisce i requisiti di un sistema di gestione della sostenibilità degli eventi e che mira  a ridurre al minimo l’impatto di un determinato evento sulla comunità e l’ambiente nel quale l’evento è inserito e, nello specifico, mira a “un approccio duraturo ed equilibrato alle attività economiche, alla responsabilità ambientale e al progresso sociale. La sua prima applicazione è avvenuta in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012.
A suo avviso, qual è la portata innovativa del nuovo standard?
Un aspetto particolare della Iso 20121 è l’integrazione del modello Pdca (Plan, do, check, act) tipico dei sistemi di gestione con il ciclo di vita degli eventi - dall’ideazione alla chiusura -, che consente la sua integrabilità con gli altri schemi di certificazione più  noti, come Iso 9001,  Iso 14001, Ohsas 18001. Infatti, i requisiti portanti della norma sono: politica del sistema di gestione; analisi del contesto di riferimento; impegno della direzione e leadership; pianificazione del servizio, obiettivi, target; risorse, competenze, comunicazione, documentazione; attività e controllo operativo; valutazione delle performance; miglioramento.
SQE Safety Day 2012 è descritto come il primo evento certificato in Italia secondo la norma Iso 20121. Come è stato raggiunto questo risultato?
Certamente SQE Safety Day è un piccolo evento, se paragonato ai suoi illustri predecessori certificati come le Olimpiadi di Londra, per cui gli sforzi effettuati dallo staff della nostra Divisione 20121.it non sono certo paragonabili a quelli britannici. Ma proprio questo deve far capire che la “sostenibilità” deve cominciare dal “piccolo”. A fronte di un certo numero di eventi “grandiosi”, ne esistono in proporzione un numero enorme di “piccoli”, che generano miriadi di piccoli impatti, ma che sommati lasciano il segno. Ecco che un evento come il nostro, che coinvolge un migliaio di persone, è stato realizzato in una sede e con un assetto organizzativo tale da consentire una mobilità più sostenibile, un ridottissimo consumo di beni non riciclabili, con conseguente minore produzione di rifiuti e consumi energetici ridotti al minimo. Inoltre, un evento come questo, a fronte di ridotti impatti ambientali, genera cosiddetti “impatti positivi” sul tessuto socio-economico, in quanto tratta argomenti “sensibili” e fornisce know-how ai fini della sostenibilità, quali quelli relativi ai Sistemi di Gestione Ambientale e della Sicurezza sul Lavoro, nonché ai Modelli Etici del Dlgs 231/01. Quindi, genera impatti positivi di tipo “sociale” e anche economico, soprattutto verso i nostri partecipanti, oltre che diffondere un “messaggio sociale” importante, per non dimenticare tragedie come quelle avvenute negli ultimi anni. Per dovere di precisione, è importante specificare che non è l’evento in se stesso che si può dichiarare conforme alla norma, bensì il sistema di gestione dell’evento. Di conseguenza, lo scopo di certificazione deve chiarire se il sistema di gestione è applicabile a un singolo evento - un meeting, una singola manifestazione sportiva -, a una tipologia specifica di eventi -  Master Series di tennis -, oppure a tutti gli eventi gestiti da un’organizzazione.
Come si realizza, nella pratica, un sistema di Gestione della Sostenibilità degli Eventi?
Si realizza attraverso diverse fasi che cerco di riassumere. La progettazione, attraverso la definizione di una politica e di un impegno per lo sviluppo sostenibile, l’individuazione degli stakeholder e la definizione di indicatori chiave di performance (KPI – Key Performance Indicators). L’implementazione delle procedure  operative chiave con la definizione delle risorse e la formazione del personale attraverso un piano di comunicazione ben definito. Il riesame della performance in linea con i requisiti degli standard e gli obiettivi pianificati: tale fase include il monitoraggio e la correzione di eventuali falle nel sistema o procedure da riorganizzare.
Quali sono, a suo avviso, i potenziali vantaggi che i soggetti interessati - aziende, enti, professionisti - possono ottenere avvalendosi della certificazione Iso 20121?
È importante rendersi conto che ogni evento ha diversi stakeholder che possono essere interessati alla gestione sostenibile: organizzatori, patrocinatori, enti pubblici, sponsor, testimonial, comunità locali. Di conseguenza, i vantaggi possono differire a seconda del punto di vista specifico di ognuno di essi. Ma in generale, i vantaggi che derivano dall’adottare un Sistema di Gestione della Sostenibilità di un evento, o come si dice a livello internazionale, Sems (Sustainable event management system) sono: miglioramento delle performance in termini di sostenibilità sociale, economica ed ambientale; maggiore partecipazione della comunità all’evento; possibili risparmi grazie alla riduzione dei rifiuti, riduzione dei consumi energetici e riutilizzo delle attrezzature; rispetto delle aspettative degli stakeholder; riduzione dei rischi nella gestione degli eventi; supporto agli orientamenti aziendali sulla sostenibilità  e conseguente valorizzazione del brand aziendale.
Nel corso della manifestazione lei sarà tra i protagonisti di un workshop dedicato alla responsabilità amministrativa d’impresa derivante da reato ex D.Lgs. n. 231/2001. Può fornirci una panoramica generale dell’argomento?
Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la responsabilità in sede amministrativa - ma, di fatto, “para-penale” - delle organizzazioni, che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito, a “vantaggio dell’organizzazione”, o anche solamente “nell’interesse dell’organizzazione”, senza che ne sia ancora derivato necessariamente un vantaggio concreto. Quanto sopra vale sia che il reato sia commesso da soggetti in posizione apicale che da soggetti sottoposti all’altrui direzione, inclusi i soggetti non necessariamente in organigramma, come consulenti o procacciatori. Prima del D.Lgs. n. 231/2001 non era previsto un sistema normativo che prevedesse conseguenze sanzionatorie dirette nei confronti di persone giuridiche, onlus, fondazioni, società partecipate - “organizzazioni”, per maggiore chiarezza -, per reati posti in essere a vantaggio di queste ultime da amministratori, dirigenti, dipendenti o consulenti.
Cosa è cambiato, nella pratica, con l’introduzione della norma?
Dal 2001, le organizzazioni, se vogliono evitare le pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive, devono dotarsi di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, idoneo a prevenire i reati presupposto della responsabilità amministrativa, che sono tanti e alcuni inerenti anche il mondo della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente, tanto che esistono anche collegamenti legislativi espliciti tra il Dlgs 231/01 e il Dlgs 81/08, tramite l’art. 30 di quest’ultimo.
Su questo argomento lei ha appena scritto il volume dal titolo “I Modelli 231 come sistemi di gestione della responsabilità amministrativa”, in uscita a dicembre. Ci può anticipare qualche contenuto?
Dopo undici anni di esperienza nel settore, come consulente, auditor e formatore, che mi hanno portato a dirigere un vero e proprio riferimento sul mercato, come Portale 231 e, ancor più, alla presidenza diAsso231, spinto anche dagli stimoli di clienti, colleghi e associazioni varie, ho deciso di scrivere un libro che potesse essere non uno delle decine di libri divulgativi e nozionistici presenti sul mercato, ma uno strumento che potesse far capire all’imprenditore come il Dlgs 231/01, coi suoi Modelli Organizzativi, non fosse l’ennesima “botta in testa”, ma una vera e propria “opportunità”: quella di mettere ordine nei vari sistemi gestionali aziendali. Oggetto del mio libro, quindi, oltre che del workshop in occasione di SQE Safety Day, è la possibilità di realizzare un Modello 231, come un Sistema di Gestione della Responsabilità Amministrativa, integrato o coordinato con eventuali altri Sistemi di gestione della qualità (Iso 9001), della sicurezza (Ohsas 18001), dell’ambiente (Iso 14001), dell’etica (Sa 8000), grazie anche ai principi della recente norma unificatrice sul risk management Iso 31000. Solo così, ovvero recuperando, valorizzando e, soprattutto, “coordinando” gli sforzi già fatti per gli altri sistemi gestionali, gli imprenditori potranno cogliere l’opportunità fornita dal realizzare un Modello 231. E anche per i consulenti specialisti in qualità, sicurezza ed ambiente, si potranno aprire nuove opportunità di business, ovviamente accettando di lavorare in team multidisciplinari, vista l’ampiezza delle  materie oggetto del Dlgs 231/01. Questo è il messaggio del mio libro e sarà oggetto del workshop del prossimo 5 dicembre.
O.O.

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