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Ufficio Stampa

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venerdì 3 settembre 2010

La 626 è un lusso: si va verso la deregulation ?

Pubblichiamo questo articolo apparso ieri su "Avanti",nell'articolo infatti il Ministro Tremonti precisa ulteriormente la sua posizione in merito alla legge sulla Sicurezza sul lavoro.....a nostro avviso la precisazione è ,per certi versi più preoccupante delle affermazioni  rilaciate " la 626 ...è un lusso...".

GIOVEDÌ 02 SETTEMBRE 2010 FONTE “AVANTI”

 
La sicurezza sul lavoro “è fondamentale”, l’eccessiva burocrazia “è quasi demenziale”. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è tornato nuovamente sulle sue parole, pronunciate in merito alla legge 626 sulla sicurezza del lavoro. Cinque parole cinque dette di recente a Bergamo alle undici di sera nel corso di una festa, “come ad esempio la 626”, hanno fornito l’occasione per una polemica che mi sembra un po’ eccessiva”, ha sostenuto. Per poi aggiungere: “Cerco di esprimere, a questo punto usando più di cinque parole, il mio pensiero. Civiltà e stupidità. La sicurezza sul lavoro è un’irrinunciabile conquista della civiltà occidentale. L’eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità”.In Europa, ha affermato il professore, “è sempre più evidente il problema dell’abnorme tasso di burocrazia imposto in questi anni alle imprese. È per questo che sta iniziando un ciclo opposto: stop regulation, less regulation e better regulation. La legge 626 non fa eccezione”. Nel caso specifico della legislazione sulla sicurezza sul lavoro, “che peraltro è stata assorbita in un nuovo Testo Unico, si deve distinguere tra effettiva tutela della protezione sul lavoro, che è fondamentale, ed esagerata burocrazia, che è quasi demenziale”. Le regole pensate in Europa per la grande industria “sono fondamentali e inviolabili”. Ma, ha puntualizzato il ministro, “un conto è la grande industria, un conto è la piccola minima individuale impresa caratteristica dell’economia italiana”.È qui, nella piccola unità produttiva, che “l’applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell’assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma, di sanzioni erratiche”, ha rimarcato ancora Tremonti. Ciò che “è stato paradossale in Italia è l’estensione parossistica alla minima impresa di misure che poco o niente hanno a che vedere con la sicurezza sul lavoro nel loro proprio contesto di funzionamento. Forse, anzi senza forse, di questo tipo di regole-costi si può fare a meno senza mettere in discussione la vita e la sicurezza dei lavoratori. Anzi tutelandoli ancora meglio, separando ciò che è serio da ciò che è assurdo”, ha insistito il titolare dell’Economia, evidenziando che “la concorrenza con la Cina non si fa certo sulla vita e sulla sicurezza dei lavoratori, ma evitando, dove è possibile, di farci del male da soli”.Tra l’altro, ha ripetuto, “un conto è la grande industria dove avvengono i grandi, tragici incidenti, un conto è il laboratorio di un artigiano, che magari lavora da solo senza neanche un’apprendista, costretto a diventare matto con la burocrazia. È anche perché non capisce tutto questo, che la sinistra si allontana progressivamente e fatalmente dalla realtà”. Su questi temi, ha concluso l’esponente del governo, “sarei comunque felice di una discussione con Tiziano Treu, che è stato mio docente di diritto del lavoro, e con Cesare Damiano, per la sua esperienza di governo. Al riguardo, mi permetto di suggerire anche una sede per il dibattito: quella degli artigiani di Mestre”. E proprio dall’organizzazione artigiana citata dal professore è arrivata quanto mai opportuna la conferma formale alle sue parole.Per gli esperti dell’ufficio studi, infatti, “occorre mirare più su una ‘sicurezza di fatto’ che ‘su carta’: le sanzioni dovrebbero guardare più alla carenza oggettiva dei sistemi di sicurezza che alla mancanza di documenti che ne attestano l’esistenza”. È quanto espressamente raccomanda la Cgia di Mestre, con il segretario Giuseppe Bortolussi, che ha dato in pratica sostanzialmente ragione al responsabile del Tesoro, Giulio Tremonti. “Non c’è dubbio – ha spiegato - che la legge ex 626 (attuale 81/08) sia stata utile e fondamentale per ridurre il numero di incidenti sul posto di lavoro, tanto che dalla sua introduzione, attorno alla metà degli anni ‘90, gli stessi sono diminuiti del 24,1%, con una flessione di quelli mortali del 20,9% passando, questi ultimi, dai 1.328 ai 1.050 del 2009. È vero – ha aggiunto il leader mestrino – che tale contrazione è frutto, principalmente, di una più consapevole sensibilità verso il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, sia da parte delle imprese che dei lavoratori, ma, nonostante la legge sia stata modificata per tenere conto di alcune storture ed enormità burocratiche, rimane sempre il fatto che ci sono state sproporzioni sia nell’interpretazione della norma che nella sua applicazione concreta”.Quanto dichiarato dal ministro, ha precisato quindi Bortolussi, “va inteso nel senso di una semplificazione e di una interpretazione legislativa più adeguata alle dimensioni delle imprese italiane, il cui 95% ha meno di 10 addetti e la media si aggira attorno ai 3,6 dipendenti per unità produttiva. Inoltre – ha concluso – il regime sanzionatorio stabilito dalla legge dovrebbe essere diversificate a seconda che si tratti di piccole o grandi aziende. L’evidente sfasatura nell’applicazione operativa del provvedimento sulla sicurezza rispetto agli altri Paesi europei è dovuta, infatti, proprio alle dimensioni medie delle nostre imprese”.

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