Venerdì 18 u.s. un altro morto in un porto commerciale, quello di Livorno.Un'altra vittima del lavoro portuale/marittimo.
Leggi, normative, Codici Internazionali, Direttive/Raccomandazioni europee, linee guida dell'International Labour Organisation, ect, sembrano servire a nulla per fermare queste tragedie sul lavoro.
Da domani caccia al colpevole, se mai ce ne sarà uno.Da domani una nuova legge più repressiva, più sanzionatoria, più punitiva.
Da domani, vorrei leggere “cominciare a lavorare per modificare l'approccio al tema sicurezza, coinvolgendo tutti livelli professionali”, perchè talora “sono io” datore di Lavoro, il “menefreghista” della salute dei miei dipedenti, talora “sono io” Lavoratore a comportarmi supeficialmente, come se rispettare la sicurezza fosse roba da “coatti”.
Necessaria una “con-verzione”, nel senso etimologico di “cambiare rotta”, cominciando a lavorare per ottenere programmi scolastici alternativi, che insegnino ai nostri piccoli e poi a salire ai teen-agers, ai futuri managers, imprenditori, armatori, operatori, in questo caso portuali, ad avere un approccio diverso alla sicurezza, oggi considerata da molti solo un pacco di documenti da mettere insieme e non un modo di tutelare noi stessi e gli altri.
Invece sarebbe perfetto che l'approccio alla materia fosse vissuto come un qualcosa di fisiologicamente connaturato alla cultura dell'uomo, dato per scontato.
Intanto un ulteriore vittima del lavoro portuale ci riempie solo di tristezza, quando si pensi come sia stata ingrata la sorte di Francesco, un lavoratore di soli 46 anni.
Poi ci induce a pensare, per chi è dentro il settore, se la riforma dei Dlgs 271 e 271 del 1999, possa garantire un'organizzazione migliore del lavoro e quindi una maggiore tutela del Lavoratore portuale/marittimo.
Sicuramente la riforma è consistente, interessante, necessaria, ma va applicata e fatta applicare.
Da qui l'mportanza di una formazione adeguata, intedendo con questo mirata, personalizzata, georeferenziata.
La formazione fatta “a ribasso”, generica, va combattuta come addetti alla sicurezza, se abbiamo detto che è necessario “con-vertire” il nostro comportamento, perchè significa non formare/informare, ma cercare di avere le carte a posto, infischiandosene della salute/vita dei lavoratori.
Come operatori di settore, sappiamo che il percorso formativo del lavoratore portuale/marittimo è tutto da costruire, a tutti I livelli, mirato ai porti, alle lavorazioni portuali, al traffico marittimo, allo stoccaggio delle merci pericolose, alla movimentazione dei carichi/containers in condizioni estreme, alle lavorazioni industriali pericolose, tossiche, ect, perchè questo è la vita del porto commerciale, un ambito lavorativo che pur se collocato in un accattivante paesaggio in riva al mare, si traduce in un lavoro duro, con turni 24/24, talora pericoloso, certamente connotato da tanti rischi e forti responsabilità, come è stata la sfortunata sorte di Francesco.
Importante quindi la formazione/informazione, in modo particolare certificata e non improvvisata, organizzata da chi di formazione se ne intende da anni.
FIRAS in questo senso ha accolto molto favorevolmente l'adesione IPSOA alla Federazione, percependo l'importanza di condividere tematiche comuni con la scuola di formazione aziendale per antonomasia.
FIRAS-PORTUALE, che ha già preso indirettamente parte ad un'audizione parlamentare sulle “morti bianche” in ambito portuale, si impegna, con il contributo di tutti gli Associati che vogliono partecipare, a sostenere qualsiasi iniziativa seria, non demagogica, finalizzata a migliorare la sicurezza del lavoro portuale/marittimo/costiero.
Arch. Barbara Bonetti
Resp.naz. FIRAS/PORTI


















1 commenti:
sono d'accordo bisogna combattere il menefreghismo che impera soprattutto da parte del DdL che ormai è messo in grado di fare una mera valutazione economica: meglio narcotizzare l'agire dell'RSPP e quindi non rispettare le norme che regolano il settore o ...........
Questo è dumping .. dumping sociale
Riflettiamo gente..riflettiamo...
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