Arch. Barbara Bonetti Resp. Nazionale FIRAS/ Mare
Stavo scrivendo questa settimana alcune nomine, di cui al Dlgs 81/2008 e s.m.i., per un piccolo porto turistico, che sta provvedendo ad allestire un cantiere per lavori di manutenzione straordinaria, rifacimento dell'impiantistica, spostamento e sostituzione di pontili.
Mi chiedevo quante altre realtà ci sono, per le quali il settore della sicurezza è, come nel mio caso, sommariamente avviato, piccoli porticcioli, piccoli cantieri a conduzione familiare, microcomunità dove parlare di sicurezza significa mettere insieme una serie di fogli, senza capirne I contenuti, aggiornarli, interpretarli.
Nei porti turistici più grandi, più noti, la situazione è migliore, ma l'approccio deriva sempre da situazioni e norme, territoriali, traslate ed adattate al demanio marittimo ed invece ci vorrebbe qualcosa di più suitable.
Prendiamo il caso di un cantiere per le riparazioni delle unità da diporto : ci sono lavorazioni pericolose, dislivelli notevoli, utilizzo di solventi e vernici tossici, ect.
In Italia con sicurezza si intende tutto e quindi chi non si occupa nè di sicurezza, nè di mare, potrebbe supporre che la sicurezza in mare con le Capitanerie non manca : noi invece sappiamo che la sicurezza del lavoro è altro rispetto alla sicurezza (safety) in mare ed è altro rispetto alla applicazione delle regole antiterrorismo di livello internazionale (security), anzi talore le diverse “sicurezze” si intrecciano e mettere un minimo di ordine sarebbe proficuo anche come investimento imprenditoriale.
Da tenere in cosiderazione che il turismo è la maggior imprenditoria del XXI secolo, così come dettagliatamente esplicitato nella Comunicazione EU 621 (cfr COM/2007/621) e come ogni impresa va messa in sicurezza, in modo particolare il turismo costiero (intendo il diporto nautico, gli stabilimenti costieri, le utilizzazioni in genere turistiche del mare, ect), che invece non è supportato da nessuna normativa di settore.
Il Datore di Lavoro di un porto turistico è, ad esempio, un manager a tutti gli effetti, con importanti responsabilità, specialmente in alta stagione, quando ci sono molti utenti e molti lavoratori, spesso stagionali, giovanissimi, inesperti, improvvisati, stranieri, magari anche con poca conoscenza della lingua : il suo ruolo prevede anche di far lavorare in sicurezza I suoi lavoratori, di affittare eventuali locali ad affittuari (privati, ditte, ect) che operano in sicurezza.
Invece non sempre tutto questo si verifica come il buon senso suggerirebbe ed invece, paradossalmente, mi è stato indicato da un noto imprenditore nautico di non parlare di queste cose che sono “un ulteriore aggravio economico nella gestione di un porto”.
Mi chiedo:
come sarà mai possibile in Italia disinnescare questi atteggiamenti anacronistici, quando in quasi tutte le Direttive, Raccomandazioni Europee dedicate all'integrated coastal management, alla maritime strategy, si parla di “safety and security”;
se sia possibile, in un paese di mare come l'Italia, con oltre 8 km di coste, porti a non finire, innumerevoli isole ed arcipelaghi, milioni di famiglie che vivono di attività, direttamente o indirettamente, derivanti dall'utilizzazione del demanio marittimo, che non si faccia nulla di sensazionale per valorizzarlo e quindi anche per mettere in sicurezza tutti I Lavoratori che vivono grazie al mare e per il mare;
se dopo la riforma ex Dlgs 271 e 272 del 1999, si procederà a pensare alla sicurezza di tutte le altre utilizzazioni del demanio marittimo, nessuna esclusa fintanto che troviamo Lavoratori che di quella “utilizzazione” vivono/sopravvivono.


















3 commenti:
c'è MOLTISSIMO DA FARE i nostri porti hanno sicuramente bisogno di una maggiore attenzione alla sicurezza.
abbiamo delle strutture fatiscenti a dei prezzi ... poi ci lamentiamo che le nostre imbarcazioni vanno ad ormeggiare all'estero, un motivo ci sarà o no?
a proposito di prezzi, i concessionari, di porti, stabilimenti balneari, ect, hanno "addosso" la riforma della finanziaria dic-2006 con un aumento dei canoni stratosferico, che incide sulle concessioni vigenti e su quelle in divenire, in pratica : ho contrattualizzato una concessione demaniale marittima sottoscritta a canone 100 + gli aumenti ISTAT per 10, 20, 30 anni, mi trovo a pagare 500 + gli aumenti ISTAT calcolati su 500, come non condividere le loro proteste ? migliaia di famiglie sono rovinate, anche questo incide sulla carenza di sicurezza perchè si tende a risparmiare su tutto sperando sempre che non accada nulla, ecco che i Clienti vanno giustamente all'estero - Noi italiani abbiamo un’industria endogena NON esportabile, perché bellezze naturali, paesaggi diversificatissimi , accattivanti tradizioni locali, opere d’arte e di architettura, non si possono esportare in tutto il mondo come i prodotti made in china ed invece siamo anni luce arretrati sul non avere compreso che il turismo è una forma imprenditoriale, la più remunerativa per noi italiani, quando lo capiremo ? quando non ci sarà più nessuno che bazzicca le nostre coste come turista, ma troveremo imprenditori esteri (dato che alle gare d’appalto TUTTI possono partecipare e la riforma in divenire per le concessioni demaniali questo dovrà prevedere, non potendo non ottemperare a quando dettato a livello di EU) che saranno venuti a farci capire come si imprende, così gli introiti della nostra nuotata o del giro in barca andranno nelle casse del magnate russo, cinese, singaporese , ect, ect, di turno, noi preferiamo dormirci sopra
Posta un commento