Grande successo del 2° Congresso Nazionale dei Formatori per la Sicurezza sul Lavoro: oltre 1.000 Formatori a Roma il 3 Aprile !Firmato il primo CCNL per gli enti e centri di formazione e per i dipendenti e Formatori del settore Formazione per la Sicurezza sul Lavoro !

Officine Marconi - la colonna sonora del SQE Road Show 2012

Ufficio Stampa

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lunedì 31 dicembre 2007

Analisi e riflessioni per un cambiamento nella formazione della sicurezza sul lavoro


"Riceviamo e ,molto volentieri, pubblichiamo sul nostro Blog il lungo articolo del nostro amico e maestro Rocco Vitale ,Presidente dell'Aifos, Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro,sperando di fare cosa gradita ai nostri lettori ":



Per la sicurezza sul lavoro un tragico colpo. Si chiude nel peggiore dei modi un anno che, pur tra luci ed ombre, aveva visto un sussulto di iniziativa e di speranza con l'emanazione della legge 123 dell'agosto scorso.Le tragiche vicende delle ultime settimane, di questo bollettino quotidiano di morti e di infortuni sul lavoro, esprimono sconcerto e preoccupazione.La grande rilevanza che ne hanno dato i media e le manifestazioni con le iniziative di solidarietà esprimono un'esigenza sentita e vera: partecipe ed allo stesso tempo incredula e preoccupata. Le quotidiane dichiarazioni di uomini del governo, sindacalisti, amministratori ed imprenditori spesso appaiono più dichiarazioni di rito, anche in buona fede, che di sostanza. Assistiamo, da un lato, al continuo richiamo per aumentare gli ispettori e fare più vigilanza. Osservo modestamente che sono sei mesi che viene raccontato, in tutte le salse, che ci sono 300 nuovi ispettori in arrivo ma siamo sempre in attesa del loro arrivo! E si pensa con ciò di risolvere il problema? Siamo seri. Si tratta indubbiamente di un segnale positivo cui deve seguire una politica delle ispezioni e del loro coordinamento.

Coordinamento della vigilanza e delle ispezioni

Tra ASL, Direzioni Provinciali del Lavoro, Inail, Ispesl, Insp,Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Carabinieri, Vigili urbani e provinciali vi è una pletora di soggetti che, a vario titolo, svolgono o possono fare delle ispezioni.Il Decreto 123/07 prevedeva che la Provincia assumesse tali compiti di coordinamento. Ma per fare sul serio delle azioni e non solo atti deliberativi.La scelta del legislatore è giusta in quanto le previste, e non funzionanti Commissioni regionali, svolgono solo compiti di indirizzo e non possono essere operative. Allo stesso tempo affidare solo alle ASL e far cadere sulle loro spalle tutto il peso delle ispezioni vuol dire non voler cogliere le potenzialità presenti in una pletora di organismi pubblici che, a vario titolo, si occupano anche di sicurezza, di ispezioni e di vigilanza. Sarebbe interessante, come avviene in altri paesi europei che le ispezioni fossero svolte dagli “Ispettori del lavoro”. Una noterella storica. Gli Ispettori del lavoro provengono dalla cultura europea del lavoro cui l'Italia, fin dagli anni '30, con il prof. Devoto diede un grande ed interessante contributo. Ad oggi in molti paesi europei esistono ed operano solo gli “Ispettori del Lavoro” mentre in Italia sono ormai una pletora gli enti e gli organismi che dovrebbero svolgere ispezioni con il risultato che tutti conosciamo. Però dobbiamo essere realistici. Non avremo mai più la sola figura dell'”Ispettore” (troppi interessi, posizioni consolidate, enti, ruoli, dirigenti, strutture, ecc.) e allora pur tenendoci questa frammentarietà ispettiva diamo a qualcuno i compiti di coordinamento vero ed effettivo.Avanzo una modesta proposta. Indipendentemente dall'ente, si crei all'interno di ciascuno la figura – professionalmente preparata – di “Ispettore del Lavoro” e così facendo ciascuna amministrazione non verrà esautorata ma coloro che sono chiamati a coordinare sanno che coordineranno gli “Ispettori” e non le burocrazie.
Formazione solo formale
Al superamento dei 1000 morti nell'anno appena trascorso, come ci dicono i dati statistici provvisori, non si vede via d'uscita.Alla legittima richiesta di nuove leggi si risponde che basterebbe applicare quelle che ci sono.In effetti, tutti coloro che svolgono attività di sicurezza sul serio, sanno che le leggi ci sono e basta applicarle. Ma questo è il problema. L'applicazione della norma che nel nostro paese è più di forma che di sostanza.Vorrei fare un esempio che riguarda, direttamente, la nostra categoria: i formatori.L'altro giorno le parrucchiere di mia moglie sono andate, per 4 ore nella giornata di lunedì, a svolgere il corso di informazione previsto dall'art. 21 D.Lgs. 626/94 organizzato da una associazione di artigiani. Buona cosa. Informazione, conoscenza delle norme, piccole regole dell'emergenza. ecc. Però le parrucchiere mi hanno detto che si sono annoiate a morte in quanto si sono ritrovate in una sala con altre 50 persone appartenenti a categorie differenti.Il docente ha raccontato, per un'ora e mezza, la legge. Facendo vedere slides con tutti gli articoli del D.Lgs. 626/94: la cosa ovviamente non ha ne interessato né entusiasmato nessuno.Poi venendo all'analisi dei rischi presenti sul luogo di lavoro ha trattato il tema delle macchine utensili (che interessava solo i pochi apprendisti di un'aziendina metalmeccanica), poi ha parlato dei carrelli elevatori, dei carri ponte, del rischio chimico e via via.Per l'antincendio ha illustrato cosa significa il triangolo del fuoco e le varie classi di incendio. E poi, avvicinandosi l'ora della conclusione, ha distribuito a tutti un libretto di oltre 100 pagine contenete tutta la legge sulla sicurezza con evidenziati gli obblighi del datore di lavoro ed in bella evidenza tutte le sanzioni.Parliamoci chiaro. Una volta si diceva che è meglio questo tipo di informazione che niente. Bisogna avere il coraggio di affermare che questo tipo di informazione non serve a nulla: anzi è diseducativa ed allontana i lavoratori dalla cultura della sicurezza.Serve solo a dire di aver adempiuto alla legge. Ma ne siamo proprio sicuri?La Corte di Cassazione (anche con una recente sentenza del 18 maggio 2007) ha indicato l'obbligo della formazione come atto non meramente formalistico degli obblighi di legge.
Confusione e pressapochismo
Si deve osservare, al proposito, ancora una volta la confusione regnante tra l'art. 21 e l'art. 22. Si tratta di due aspetti diversi e differenti di cui uno non esclude l'altro e anzi ne sono complementari e armonizzati ma non confusi in un tutt'uno.L'informazione deve essere data a tutti i lavoratori. La legge dice chiaramente quali sono le nozioni che i lavoratori devono conoscere. Ma tutto ciò avviene per davvero?Nei corsi, con decine e decine di persone provenienti da aziende diverse, vengono dati i nominativi del RSPP, del medico competente e degli incaricati al primo soccorso ed alla prevenzione incendi? In questo caso anche i formatori hanno la loro responsabilità: grave e grande. Non possono trascurare l'informazione di questi elementi fondamentali. Raccontare articolo per articolo il 626 non serve quasi a niente perché il vero problema resta quello di conoscere i rischi presenti sul luogo di lavoro, le misure di sicurezza e chi fa che cosa? L'insegnamento della legge è operazione semplicistica di esercizio puramente formalistico.Una volta assolto, bene, l'obbligo dell'informazione ogni lavoratore deve ricevere una adeguata “formazione” correlata alla propria mansione ed all'ambiente lavorativo.
La formazione inadeguata
La formazione ricade sotto la responsabilità dei formatori. Buoni formatori, spesso, si trovano nella condizione di fare semplici lezioni e non attività formativa. Infatti una formazione senza la verifica finale degli apprendimenti e soprattutto che non produce cambiamenti resta una bella lezione teorica. E per verifica dell'apprendimento lo strumento dei test è l'inizio e non la conclusione del percorso. Non sono sufficienti dieci domande a risposta multipla per verificare l'apprendimento: dipende dal contesto in cui sono state poste e soprattutto dal modello di correzione e partecipazione alla discussione. Infine solo il monitoraggio dell'apprendimento in termini di cambiamento, da svolgersi con la formazione continua, assicurano l'efficacia dell'azione formativa.In questo senso, più della legge, la Corte di Cassazione con le sue sentenze ha indicato un percorso per procedere correttamente nell'attuazione della formazione. Molte sentenze hanno evidenziato un approccio “semplicistico” ad una problematica di vitale interesse per la prevenzione degli infortuni come è la formazione.Sulla base di dei giudizi e delle sentenze della Corte è possibile indicare quali solo i principali indici di una formazione ritenuta inadeguata.
• La formazione è spesso incoerente ed insufficiente con i rischi aziendali in quanto svolta con interventi di poche ore, spesso, a carattere episodico. La mancata formazione sui veri rischi dell'azienda nonché una formazione indifferenziata, uguale per tutti, che non tiene conto delle mansioni, età, esperienza, sesso.
• Interventi pseudo formativi come l'adozione di linee guida generiche e distribuzione “solo” di manuali, presenti in commercio, acquistati e distribuiti ai lavoratori senza azioni formative.
• Uso di strumenti basati unicamente sull'autoformazione laddove i lavoratori seguono da soli un videocorso oppure la formazione basata solo su e-learning. Questi sono strumenti multimediali didattici, utili ed importanti, solo se utilizzati dal docente all'interno delle azioni formative e non possono sostituire in alcun caso una vera e propria formazione.
• Cattiva organizzazione dei corsi e mancata valutazione dei livelli di apprendimento. Errata o semplicistica somministrazione dei test e assenza totale di osservazione successiva relativa ai comportamenti ed ai cambiamenti. Inadeguatezza della sede formativa ed orari di svolgimento serali dopo il lavoro. A ciò si aggiunga spesso l'incompetenza dei docenti che trattano di tutto.
• La inadeguatezza della progettazione formativa è stata più volte richiamata anche dall'Agenzia Europea per la Salute in quanto, spesso, l'intervento formativo non risponde alle caratteristiche comportamentali ed ai bisogni dei lavoratori.Non servono ulteriori nuove leggi ma, sicuramente, la loro precisazione e soprattutto la coerenza dei comportamenti dei soggetti e degli operatori a tutti i livelli.
Una prospettiva
La formazione basterebbe farla sul serio. Certamente una adeguata normativa potrà contribuire alla sua definizione soprattutto nei termini di identificazione dei soggetti formatori (iniziata con gli Accordi tra Stato e Regioni) nonché nell'accreditamento dei formatori. Naturalmente il richiamo alle responsabilità dell'azienda sono alla base di un nuovo modo di intendere la formazione nel suo contesto di “effettività” e non solo di adempimento normativo.In questa direzione il Titolo I, del Testo Unico in discussione, presenta una importante novità nella puntualizzazione del ruolo e delle responsabilità dei Dirigenti e dei preposti che devono affiancare il datore di lavoro.Infatti oltre alla definizione di “dirigente” e “preposto”, quali soggetti attuatori delle disposizioni di legge, gli obblighi del datore di lavoro sono ampliati al dirigente ed uno specifico articolo riguarda i preposti.Si tratta di una presa d'atto chiara e decisa, già definita dalla giurisprudenza sentenziale, che vede nelle responsabilità del processo formativo circolare, quale continuo interagire tra formazione e attuazione, controllo e valutazione dei rischi, lo svolgimento del ruolo attivo non solo del Datore di lavoro ma soprattutto dei dirigenti e preposti aziendali.Al datore di lavoro, responsabilizzato più per la sua “titolarità di spesa” che non dell'importanza formativa si aggiungono i due soggetti che, all'interno dell'organizzazione aziendale, ne rispondono in termini di competenze decisionali, operativi ed esecutivi.Si tratta di attuare un percorso di adeguatezza e di effettività della formazione. L'anno 2008 viene indicato dall'Agenzia Europea di Bilbao come quello della “valutazione dei rischi” ed in questo contesto deve interagire una buona formazione non ridotta al rispetto formale della normativa.La formazione richiede una azione continua e positiva svolta dai datori di lavoro e supportata da dirigenti e preposti volta a verificare, tramite docenti e formatori, l'effettivo apprendimento che deve produrre il cambiamento dei comportamenti nelle attività lavorative.
“… si danno battaglia contendendosi un pallone ovale, vischioso e imprendibile che nessuno da fuori riesce a vedere..”
Sono gli uomini del Rugby, uno sport che simboleggia la tenacia, la forza, la resistenza, il coraggio ed il gruppo che fa amicizia e forza di gioco.Non mollare ed andare “alla meta” è quanto fa chi lotta per la giustizia, per la coerenza e la correttezza nel rispetto delle regole e della Legge.Un parallelo con uno sport che, come per chi lotta per la sicurezza, “afferra il pallone con le mani e parte come veloce verso l'opposta linea di fondo” la linea della legalità.Un pallone simbolo di abnegazione altruismo e sacrificio, per un gioco collettivo fatto dalla compartecipazione di tutti i giocatori, conteso tra le mani di chi mette al centro l'uomo ed il rispetto per diritti del cittadino. Segnare un punto dopo l'altro fino a raggiungere la meta, la vittoria, è frutto dell'impegno di squadra, di una forza unita che necessita affiatamento, condivisione degli stessi valori, lealtà ed altruismo fino al raggiungimento dell'obiettivo.La palla è il centro del gioco come la sicurezza al centro della società civile: un ovale imperfetto costruito dalle sapienti mani di chi, con lavoro artigianale minuzioso e paziente, ha saputo cucire con impegno le diverse parti per costruire un unico oggetto, simbolo di un solo traguardo.La sicurezza, per il lavoro dell'individuo, va agguantata con mani forti e decise e non può essere calciata ma va protetta, con compattezza di squadra, fino alla meta.Un gioco che, come ogni sport, aiuta a crescere ed è incentivo di valori sani per proiettare nel futuro un uomo capace di rappresentare un saldo punto della sicurezza!

Thyssenkrupp, il cordoglio di Prodi per l'ultima vittima: "Sicurezza sul lavoro primo obiettivo"


Il presidente del Consiglio Romano Prodi esprime il proprio profondo cordoglio per la morte di Giuseppe Demasi, l'ultimo operaio, il settimo, coinvolto nel rogo della ThyssenKrupp. E nell'ultimo giorno dell'anno ribadisce che il proposito di tutti deve essere quello di porre fine alle tragedie sul lavoro.
"L'anno finisce male. Ho sentito che ieri è morto il settimo operaio della ThyssenKrupp. E' la tragedia sul lavoro più grave degli ultimi anni della storia italiana", sono le parole del premier.
"Dobbiamo ricordarli tutti e sette questi ragazzi, questi operai che sono morti, e soprattutto - ha ripetuto con fermezza Prodi - il nostro proposito deve essere che queste cose non accadano più. La sicurezza sul lavoro - ha concluso - deve essere il nostro primo obiettivo".
Intanto Torino si stringe attorno ai familiari delle vittime.
In rispetto delle loro morti la festa di Capodanno si svolgerà in tono minore. Cancellati, infatti, i fuochi di artificio e la parte musicale della festa prevista in piazza Castello. Ed oggi per ricordare le vittime sul lavoro ci sarà una fiaccolata davanti alle acciaierie.

domenica 30 dicembre 2007

Rogo alla Thyssen Krupp, morto anche l'ultimo operaio

ADDIO GIUSEPPE !

Non ce l'ha fatta Giuseppe De Masi, 26 anni, uno degli operai della Thyssenkrupp coinvolto nel gravissimo incidente che ha già provocato la morte degli altri 6 operai. De Masi è morto per arresto cardiocircolatorio alle 13,40 nel reparto grandi ustionati del Cto di Torino. Le sue condizioni, gravissime fin dai primi momenti dopo l'incendio a causa delle ustioni riportate, si erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni. Il giovane era stato investito da un'ondata di olio e fiamme provocata dalla rottura di un manicotto e aveva ustioni di terzo grado sul 90% del corpo. Sgomenti per la morte del settimo operaio di Torino, ma ancor piu' risoluti a fare giustizia applicando le leggi e punendo i colpevoli. Il ministro del lavoro, Cesare Damiano, appresa la notizia dalla morte di Giuseppe Demasi, lancia, anche a nome del governo, un messaggio di cordoglio e di impegno civile: 'Siamo vicini alle famiglie e ai colleghi delle vittime. Penseremo al loro futuro, e' questo l'impegno di tutto il governo. Giustizia va fatta e i colpevoli devono pagare'.

Informiamo il Datore di Lavoro

A seguito dei terribili fatti di Torino ho una proposta per tutti gli RSPP e/o per i consulenti sulla sicurezza che svolgono la loro azione nelle aziende.

Abbiamo saputo che lo stabilimento ThyssenKrupp di Torino é stato declassato dalla società assicuratrice AXA per accertate carenze nei sistemi di sicurezza aziendali.
Il declassamento di AXA é consistito nell'aumento della franchigia da 30 a 100 milioni di euro.

La mia proposta consiste nell'informare i propri Datori di Lavoro (DdL) o committenti sulle reali responsabilità che si assumono di fronte a inandempienze o omissioni sulla sicurezza nell'ambiente di lavoro.
Occorre chiarire che risulta ininfluente la scarsità di risorse economiche, la mancanza di competenze professionali, le molteplici urgenze della gestione aziendale.
Ancora più ininfluente risulta la richiesta formale di eventuali adeguamenti o miglioramenti senza misure che assicurino livelli adeguati di sicurezza.

Cerchiamo a far capire che le misure di sicurezza devono essere sostanziali e non interventi formali.

Facciamo assumere ai vari attori della sicurezza, cominciando da noi stessi, le proprie responsabilità cercando nel contempo di alzare il livello di qualità delle prestazioni effettuate.

Un RSPP che informa é un RSPP qualificato e un RSPP qualificato rende un'azienda più sicura.

sabato 29 dicembre 2007

I pm: è omicidio volontario plurimo,"L'atto d'accusa nelle carte dell'Axa"


Se la tesi sarà accolta, il processo ai manager tedeschi si svolgerà in Corte d´Assise. La compagnia assicurativa francese aveva declassato il cliente a causa delle mancate misure di sicurezza nell´impianto
di Marco Travaglio

Il processo ai vertici della ThyssenKrupp per la strage di Torino potrebbe svolgersi in Corte d´Assise, per un reato gravissimo: omicidio volontario plurimo. Gli inquirenti ne stanno discutendo in queste ore in Procura, dopo aver esaminato alcune carte sequestrate nella sede di Terni della multinazionale tedesca e ritenute fondamentali per un´agghiacciante e inaspettata svolta nelle indagini, aperte finora per omicidio colposo e altri delitti. Carte che sembrano dimostrare la piena consapevolezza, da parte dei dirigenti dell´azienda, del pericolo di vita in cui versavano permanentemente gli operai della linea 5: quella devastata dall´incendio che è già costato la vita a sei lavoratori. La ThyssenKrupp è assicurata con la compagnia francese Axa. Lo scorso anno i tecnici dell´assicurazione avevano "declassato" il loro cliente, a causa delle mancate misure di sicurezza nello stabilimento di Torino, portando la franchigia da 30 a 100 milioni di euro.

venerdì 21 dicembre 2007

Lettera aperta a ThyssenKrupp

Egregio Dottor Espenhahn,

a seguito dei tragici eventi di Torino come membri della comunità dei RSPP e ASPP e della comunità nazionale aspettiamo un'azione forte da ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni.
Un'azione incisiva e duratura riguardo alla cultura della sicurezza e della prevenzione.

Aspettiamo un'azione coraggiosa e innovativa che onori la memoria degli addetti, dei SUOI addetti, morti nel rogo del 6 dicembre a Torino.

Il comunicato aziendale di ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni, peraltro, afferma:

[..]

Non possiamo cambiare ciò che, purtroppo, è successo, ma possiamo e faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per tentare di mitigare le dolorose conseguenze per i familiari.

[..]

Aspettiamo perciò un'azione feconda e duratura che nasca dalle ceneri del rogo del 6 dicembre, che non vanifichi il sacrificio, anche eroico, di:

Antonio Schiavone di 36 anni;
Roberto Scola di 34 anni;
Angelo Laurino di 43 anni;
Bruno Santino di 26 anni;
Rocco Marzo di 54 anni;
Rosario Rodinò di 26 anni.

E di Giuseppe De Masi di 26 anni che sta lottando con la morte.

Francesco Cuccuini
membro della Segreteria Generale di FIRAS-SPP
(www.firas-spp.it)


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Dott. Harald Espenhahn
ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni
Amministratore Delegato

2008 ANNO dei RSPP/ASPP


LA SEGRETERIA NAZIONALE DELLA
FIRAS-SPP
AUGURA A TUTTI
Che il 2008 sia l'anno della sicurezza !
Che il 2008 sia l'anno del
riconoscimento giuridico
della nostra professione!
Che il 2008 sia l'anno dei RSPP/ASPP !

giovedì 20 dicembre 2007

Buon Natale e Felice 2008

TANTI AUGURI di BUON NATALE
e
un FELICE 2008
"anno dei RSPP/ASPP"

mercoledì 19 dicembre 2007

La Thyssenkrupp ammazza il sesto operaio: BASTA !


Si allunga la lista delle morti sul lavoro. Solo nella giornata di ieri sono stati cinque gli incidenti mortali, in una fornace ad Alessandria, in un capannone nell’Arsenale di Venezia e poi a Cecchina [Roma], in un cantiere a Modena, ma anche nello stabilimento della Fiat di Melfi. Per loro ieri e per i mille lavoratori che muoiono ogni anno il Colosseo si è illuminato.
A quella lunga lista oggi si aggiungono altri due nomi. Uno è quello di Rosario, il giovane operaio dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino. È morto questa mattina a Genova, aveva 26 anni. Anche lui, come gli altri cinque, era stato investito da un’ondata di olio e fiamme provocata dalla rottura di un manicotto riportando ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Oggi a Torino si sono svolti i funerali di Rocco, il quinto operaio morto nel rogo dell’acciaieria. L’altro nome è quello di Harallamb, 42 anni, operaio anche lui. Arrivava dall’Albania e ieri è stato travolto da una sbarra di metallo di due tonnellate nello stabilimento delle fonderie Forges a Cividale del Friuli, in provincia di Udine. Harallamb era stato colpito al torace, aveva subito politraumi e per questo il suo cuore si era fermato. A niente sono serviti i soccorsi, il massaggio cardiaco praticato dai sanitari, l’eliotrasporto in ospedale.
Oggi, dopo la morte di Luigi in Fiat, la Fim, Fiom e la Uilm di Potenza hanno proclamato uno sciopero provinciale di due ore a partire dalle 12. Lo sciopero è seguito un raduno presso lo stabilimento, al cancello B. Venerdì 14 dicembre invece sciopereranno i lavoratori nei cantieri del veneto per ricordare la morte di Maurizio, schiacciato da alcune travi mentre lavorava dei cantieri dell’Arsenale di Venezia. «Giusta la decisione di Fim, Fiom e Uilm di Potenza di proclamare uno sciopero provinciale dopo l’infortunio mortale avvenuto nello stabilimento Fiat di Melfi–ha dichiarato oggi Giorgio Cremaschi, segretario nazionale e responsabile dell’ufficio salute ambiente e sicurezza della Fiom-Cgil–Come si poteva prevedere la catena degli omicidi sul lavoro continua. Per questo la mobilitazione dei lavoratori deve continuare ed accrescersi. Queste iniziative si devono accompagnare all’azione che deve compiere un’iniziativa preventiva e repressiva senza precedenti affinché si fermi la catena degli omicidi sul lavoro». E di leggi inadatte, «fatte nel governo precedente che hanno liberalizzato e tolto molti controlli», ha parlato invece Paolo Nerozzi, segretario nazionale della Cgil, aggiungendo poi che «c’è una responsabilità del governo, dello Stato, delle amministrazioni locali e delle imprese». La Flc di Modena, la sigla unitaria dei sindacati edili Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil, commentando la morte di Marco morto sul colpo dopo un volo di cinque metri nel cantiere dove lavorava, ha invece parlato dell’applicazione delle norme antinfortunistiche che devono «diventare un obbligo inderogabile», così come la formazione sulla prevenzione degli infortuni che dovrebbe essere «la condizione per accedere al lavoro edile».
Sulla sicurezza sul lavoro è evidente che in Italia qualcosa «non funziona e il ministro del lavoro Damiano dovrebbe chiederselo–dice Maurizio Zipponi, responsabile dei problemi del lavoro di Rifondazione, che aggiunge–Se oggi brindiamo alla moratoria sulla pena di morte di cui l’Italia deve esser orgogliosa non possiamo dire altrettanto della grande paura della morte che c’è tra i dieci milioni di lavoratori che ogni giorno entrano nelle fabbriche nei cantieri nei loro posti di produzione e non sanno se poi la sera escono ancora sani: è questa una emergenza nazionale al pari di calamità mai viste e di essa il governo deve farsene carico con interventi concreti».
E sulla sicurezza sul lavoro si attende che il governo dia una accelerata sulla legge delega, ossia la sua entrata in vigore a partire da gennaio. «Lì si capirà – dice ancora Zapponi–se si intende ancora procedere per giochini politici o se invece c’è la volontà di invertire rotta assumendo il lavoro come questione centrale dell’azione di governo».

Infortuni sul lavoro, cade da una scala a pioli: nessun collega lo stava sostenendo


CAPANNORI– E' successo stamattina (19 dicembre) attorno alle 6.30 in una cartiera di Marlia, in via del Fanuccio: un operaio di 55 anni si stava accingendo a coprire con alcuni cartoni delle bobine per proteggerle dall'umidità quando è caduto dalla scala a pioli sul quale stava lavorando, forse a causa del pavimento bagnato. Nessun collega stava dando sostegno all'estermità inferiore della scala.
Sul posto sono intervenuti i soccorsi che hanno condotto l'uomo al pronto soccorso dell'ospedale di Lucca assegnando al ferito un codice rosso, vista la dinamica e considerando il fatto che la caduta è avvenuta da circa tre metri d'altezza.
L'uomo, G.F. dipendente della ditta e residente a Segromigno in Monte, è caduto picchiando in particolare il fianco sinistro e la schiena, ma preservando la testa ed evitando dunque un trauma cranico che sarebbe stato ben più grave. Adesso si trova ricoverato per accertamenti sulle fratture riportate presso il Campo di Marte, non è in pericolo di vita anche se lo attende probabilmente una prognosi piuttosto lunga.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri per gli accertamenti del caso e gli ispettori della sicurezza sul lavoro dell'Azienda Sanitaria. Bisognerà capire se l'operaio era provvisto di elmetto di sicurezza e come mai si trovava in cima a una scala a pioli senza una collega all'estremità inferiore a dare sostegno.

martedì 18 dicembre 2007

Pena di morte, sì dell'Onu


NEW YORK - L'assemblea generale delle Nazioni Unite ha detto sì alla proposta di moratoria sulla pena di morte. La decisione dell'Onu è una vittoria diplomatica per l'Italia che ha promosso l'iniziativa. 104 Stati hanno votato a favore - "Più delle previsioni", ha commentato Massimo D'Alema - 54 contro e 29 astenuti. "E adesso tocca lavorare per l'abolizione della pena capitale", ha detto il ministro degli Esteri, strenuo sostenitore della moratoria. Con l'approvazione della moratoria è stato premiato il grande lavoro non solo dell'Italia, ma della Francia e dell'Unione Europea insieme al contributo dei co-autori della Risoluzione e, tra i tanti, Messico e Brasile. Il governo degli Stati Uniti non ha votato per la moratoria, né avrebbe potuto, perchè, a parte qualche delitto che ricade sotto la giurisdizione dei tribunali federali ed è punibile con la morte, sono i singoli stati, e non il Presidente né il Parlamento, che possono decidere delitti e castighi, prerogative delle autonomia locali. Anche se qualcosa cambia anche oltreOceano: proprio ieri, il New Jersey ha abolito la pena di morte. Sono saliti quindi a 13, su 50, gli Stati americani dove il boia non uccide più. Sono 13 anni che ogni tentativo di approvare qualche cosa di simile al Palazzo di Vetro è naufragato. Già altre due volte, nel '94 e nel '99, le iniziative sulla pena di morte erano deragliate a livello di commissione e spesso per pochi voti. Colpa di quegli Stati, circa 50, in cui la pena di morte è ancora in vigore. L'aria però è cambiata. La risoluzione sulla pena di morte approvata oggi dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha un'importanza storica senza precedenti, paragonabile forse all'abolizione della schiavitù, anche se ancora un valore puramente simbolico.
Spetterà ora all'Onu verificare, Stato per Stato, l'applicazione della motatoria. Compito affidato al segretario generale Ban Ki-moon che da Algeri dove si trova per visitare le
sedi dell'Onu colpite dai tragici attentati della settimana scorsa, definisce "un passo coraggioso" la moratoria approvata dall'assemblea. Il documento infatti non è vincolante, ma il significato morale e l'impatto politico è grande. Il testo esorta tutti gli stati che hanno ancora la pena di morte a "stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall'abolizione" della pena capitale, e invita a ridurne progressivamentel'uso e il numero dei reati per i quali può essere comminata, rispettando gli standard internazionale a garanzia dei diritti dei condannati

Altri cinque morti sul lavoro


Di lavoro si continua a morire. Anche oggi tre incidenti mortali sono costati la vita a tre operai. Le sciagure sono accadute in un cantiere nei pressi di Roma, in una fornace nell'Alessandrino e nell'Arsenale di Venezia.Una delle vittime è un operaio italiano di 22 anni, deceduto nell' ospedale di Albano Laziale a causa delle gravi ferite subite in un cantiere di Cecchina, non lontano dalla capitale. Il giovane era dipendente di una ditta in appalto, incaricata della realizzazione di un impianto fognario. Per cause da accertare, durante le fasi di scarico di grossi tubi, uno di questi ha colpito il giovane, ferendolo gravemente. Trasportato in ospedale, è morto poco dopo il ricovero. Sull'incidente indagano i carabinieri della compagnia di Castel Gandolfo e gli ispettori del lavoro.Un'altra vittima si registra a Venezia. L'uomo è stato travolto da alcune travi in legno che erano state accatastate in vista della messa in opera, ed è morto all'istante. L'operaio, un 55enne originario di Jesolo, era dipendente della Iccem (società veneziana di costruzioni) chiamata al recupero e restauro di una serie di capannoni della parte civile dell'Arsenale, concessi al consorzio di ricerca e servizi Thetis. Sul posto sono interventi i carabinieri e gli operatori sanitari del Suem 118.Il terzo caso mortale viene segnalato in una fornace di Valenza Po, nell'Alessandrino. Vittima un operaio che prestava servizio come capo turno presso il Gruppo Terreal-Italia San Marco Laterizi. Le segreterie nazionali dei sindacali confederali hanno proclamato uno sciopero di 8 ore di tutti i dipendenti del Gruppo-San Marco Laterizi per domani 19 Dicembre.La quarta vittima è un operaio, morto per le ferite e le lesioni subite in un incidente sul lavoro avvenuto, per cause tuttora imprecisate, nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat, dove si produce la Grande Punto. L' operaio è dipendente di una ditta esterna, con sede in Campania: stava pulendo un macchinario dai residui della produzione, nel reparto stampaggio, quando è stato investito o è rimasto schiacciato nella stessa apparecchiatura. Quinto caso: un carpentiere di 37 anni, originario di Brescia, è morto mentre lavorava alla costruzione di un solaio del nuovo centro polifunzionale in costruzione a Vignola, nel modenese. L'uomo, mentre stava posizionando delle putrelle con l'ausilio di una gru, si è accorto che una di queste era messa male: si è spostato per rimuoverla, sganciandosi anche dalla sua posizione di sicurezza. In seguito alla caduta dell'asse, ha perso l'equilibrio, schiantandosi a terra da una altezza di cinque metri. L'operaio è morto sul colpo.

Muoiono altri tre operai:e il Colosseo si illumina.




Si riunisce oggi al Senato la Commissione di inchiesta sulle «morti bianche». Quella di oggi è un’audizione delicata perché saranno sentiti l’ingegnere Salerno e il dottor Ferrucci e Cafueri sulle morti degli operai dell’acciaieria alla ThyssenKrupp di Torino. Ai cinque operai della ThyssenKrupp oggi se ne aggiungono altre, come in un bollettino di guerra: Venezia, Checchina [Roma], Valenza.
Maurizio era un operaio, lavorava all’Arsenale di Venezia, ha perso la vita mentre con altri operai guidava un «muletto», una sorta di carrello che serviva a spostare alcune travi del cantiere. È stata proprio la caduta di una di queste pesanti travi, accatastate in attesa di essere spostate, a travolgerlo, mentre gli altri operai sono riusciti a mettersi in salvo. Maurizio è morto sul colpo, aveva 55 anni. «A fronte dell’ennesima morte sul lavoro nel Veneto non possiamo tollerare che prevalga l’indifferenza conseguente all’idea dell’ineluttabilità di questi eventi, che invece vanno contrastati con la prevenzione e l’impegno di tutti» – ha commentato Patrizio Tonon, segretario regionale della Cgil che ha promosso una giornata di sciopero nei cantieri per venerdì 14 dicembre. «Credo che comunque le associazioni delle imprese dovrebbero chiedere, assieme a noi – continua Tonon–più risorse a sostegno della vigilanza e dei controlli nei cantieri, oggi al di sotto del 10 per cento mentre in base all’accordo Stato Regioni questa capacità ispettiva dovrebbe essere almeno doppia. Purtroppo sono ancora largamente insufficienti le figure dei Rls [rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza] di cantiere e di territorio e questo non permette un intervento diretto dei lavoratori a tutela della loro integrità fisica. Questa e’ una lacuna che va immediatamente colmata». Sulla vicenda la vicepresidente dei Verdi Luana Zanella ha annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare. «Purtroppo – ha detto Zanella–non è la prima volta che la nostra città viene colpita da questi lutti e ciò non è accettabile. Spero che quanto prima siano accertate le eventuali responsabilità e che il ministro del lavoro intervenga per verificare l’osservanza delle norme sulla sicurezza che esistono e che vengono troppo spesso e colpevolmente disattese».
A Cecchina, in provincia di Roma, ha perso la vita un altro operaio, aveva 22 anni. Anche lui colpito a morte, questa volta dai tubi che stava manovrando con l’aiuto di alcune corde per la costruzione di una rete fognaria. Anche per lui non c’è stato niente da fare nonostante i soccorsi rapidi. Oggi è morto anche Franco, anche lui era un operaio. Lavorava all’interno della fornace San Marco Terreal Italia a Valenza che produce, tegole marsigliesi, olandesi, portoghesi, coppi, tegole solari e accessori per tetti. È rimasto schiacciato tra due carrelli di trasporto del materiale. Per ora l’azienda che conta più di duecento dipendenti è stata posta sotto sequestro dal procuratore di Alessandria, Michele Di Lecce.
Secondo i dati diffusi lo scorso 17 dicembre dall’Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, gli incidenti mortali sul lavoro nei primi nove mesi del 2007 sono stati 965, nel 2006 erano stati 985. Il rapporto ha diffuso anche i dati sugli infortuni, 689.926 casi per i primi mesi del 2007, a fronte dei 700.490 dell’anno passato. In particolare nel Lazio dall’inizio dell’anno i morti sono stati 58, mentre gli infortuni denunciati sono oltre i 49 mila. Per dire «Mai più» e fermare questa strage il mondo del lavoro Roma si fermerà oggi pomeriggio. I lavoratori romani che aderiscono ai tre sindacati [Cgil Cisl e Uil] infatti incroceranno le braccia per due ore per poi partecipare alla fiaccolata prevista alle ore 18,30 al Colosseo. Il monumento a partire dalle 19 sarà illuminato, come per i condannati a morte, per testimoniare la solidarietà di tutta la comunità romana ai familiari dei morti sul lavoro.

La strage continua !

TRAGEDIE A ROMA, IN VENETO E IN PIEMONTE
INCIDENTI SUL LAVORO, ALTRI TRE MORTI
Ancora incidenti sul lavoro. A Roma un giovane di 22 anni è morto dopo essere stato colpito da un grosso tubo durante l'orario di lavoro in una ditta che realizza impianti fognari. Alla Iceem di Jesolo (Venezia), una società di costruzioni, un operaio è stato travolto da alcune travi di legno accatastate. Tragico incidente, infine, in una fornace ad Alessandria dove un uomo è rimasto schiacciato tra due carrelli di trasporto del materiale. Intanto i rappresentanti della ThyssenKrupp di Torino, ascoltati oggi al Senato, si difendone di fronte alla commmissione d'inchiesta sugli infortuni. "Il sistema d'incendio dellla Thyssen era a posto", hanno assicurato. L'esigenza del rispetto del diritto alla sicurezza viene testimoniato dalla decisione del sindaco di Roma di illuminare il Colosseo per due giorni, come accade per il primo Maggio. Il provvedimento rappresenta la solidarietà della comunità alle famiglie che hanno perso qualcuno sul posto di lavoro.

lunedì 17 dicembre 2007

Si aggrava il bilancio dell’incendio all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino

Muore Rocco Marzo di 54 anni, .un altro degli operai ,il capo reparto,feriti nell’incendio all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino: ora sono 5 i morti. Rimangono in gravi condizioni per le ustioni riportate altri 2 operai.

sabato 15 dicembre 2007

Cgil, Cisl e Uil: "2008 anno della sicurezza sul lavoro" La FIRAS-SPP proclama il "2008 ANNO dei RSPP e ASPP Italiani".

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Cgil, Cisl e Uil di Parma in merito agli incidenti sul lavoro.
I sindacati promettono un 2008 dedicato alla sicurezza: "13 infortuni mortali nel 2006 (bilancio identico a quello del 2005) e oltre 13mila incidenti sul lavoro denunciati solo nella nostra provincia, a fronte dei 1280 morti in Italia del 2006 (120 in più rispetto al 2005) e dei 928mila infortuni complessivi: il bollettino di guerra di quella che si connota ogni giorno di più come una vera e propria emergenza sociale parla chiaro sulla necessità di ridare un impulso forte e finalmente decisivo alle politiche di prevenzione e controllo sulla questione della sicurezza nei luoghi di lavoro. A questo proposito, nella giornata nazionale di lotta dei lavoratori metalmeccanici indetta da Fiom, Fim e Uilm per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, Cgil, Cisl e Uil di Parma hanno deciso di convocare una conferenza stampa per fare il punto sulla tematica e presentare le iniziative in programma per i prossimi mesi.In particolare, entro febbraio 2008, anno che vedrà il rilancio dell’azione sindacale in materia di sicurezza, si svolgerà un Direttivo unitario provinciale per mettere a punto una piattaforma rivendicativa sul tema della salute e sicurezza in tutti i settori, piattaforma che sarà presentata alle controparti pubbliche e private per aprire un confronto con su un doppio fronte, della contrattazione territoriale e aziendale, con l’obbiettivo di ridurre drasticamente l’incidenza degli infortuni che coinvolgono i lavoratori".
A tal Proposito la Segreteria Nazionale FIRAS-SPP nel'aderire fin sa subito all'iniziativa sindacale ha deciso di proclamare il
"2008 ANNO DEGLI RSPP E ASPP ITALIANI"
Subito dopo la pausa natalizia saranno reso pubblico il calendario delle iniziative che prevedono la convocazione a Roma
dell'ASSEMBLEA NAZIONALE degli STATI GENERALI
dei RESPONSABILI e ADDETTI ai Servizi di Prevenzione e Protezione.

TORINO, ADDIO AGLI OPERAI: MAI PIU' MORTI COSI'












Domani, non dimentichiamoli

giovedì 13 dicembre 2007

Riceviamo e Pubblichiamo un contributo del collega Dr. Maggio ASL Teramo

Proposta Decreto Ministeriale riconoscimento figura professionale Tecnico ASPP – Dott. MAGGIO ASL TER
Figura Professionale di :
TECNICO della SALUTE sul Lavoro ASPP
Art. 1
1. E’ individuata la figura professionale del Tecnico della Salute sul Lavoro ASPP –Addetto al
Servizio di Prevenzione e Protezione- per la prevenzione infortuni, la sicurezza e la tutela
della salute nei luoghi di lavoro, con il seguente profilo: il Tecnico della Salute sul Lavoro
ASPP (TdS) è l’operatore tecnico/sanitario, che in possesso dei requisiti specifici di cui
all’art. 8 bis D.Lgs. 626/94, titolo di studio specifico e di un attestato di frequenza, con
verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi
presenti sul luogo di lavoro e relativi all’attività lavorativa, svolge, nell’ambito delle sue
competenze, la sua attività di prevenzione in materia di igiene e sicurezza negli ambienti di
lavoro nel Servizio di Prevenzione e Protezione in qualità di Addetto al Servizio di
Prevenzione e Protezione (ASPP) di cui all’art. 8 D.Lgs. 626/94.
Proposta Decreto Ministeriale riconoscimento figura professionale Tecnico ASPP – Dott. MAGGIO ASL TERAMO
Art. 2
2. I titoli necessari per l’esercizio delle funzioni di Tecnico della Salute ASPP sono quelli di
cui all’art. 8 bis comma 2 e 6 D.Lgs. 626794 e succ. mod., in particolare:
a) Titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore ;
b) Attestato di frequenza, con verifica di apprendimento, a specifici corsi di
formazione adeguati alla natura dei rischi, di cui all’accordo – Conferenza
permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e le Province Autonome di Trento e
Bolzano – Provvedimento n. 2407 del 26 gennaio 2006.
3. Il conseguimento della laurea dei corsi in Ingegneria della sicurezza e protezione, Scienze
della sicurezza e protezione, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di
lavoro, nonché di corsi di laurea o corsi universitari (Master, Perfezionamento,
Specializzazioni) i cui contenuti soddisfano gli indirizzi e i requisiti minimi di cui all’art. 8
bis comm. 2, 3 D.Lgs. 626/94 -Provvedimento n. 2407 del 26 Gennaio 2006 accordo
Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e le Province Autonome di Trento
e Bolzano – esonera dalla frequenza ai corsi di formazione di cui al comma 2 let. b)
4. Nell’ambito dell’esercizio della professione in qualità di addetto al Servizio prevenzione e
protezione, il Tecnico della Salute ASPP ai sensi dell’art. 9 comm. 1 D.Lgs. 626/94
provvede:
a) all’individuazione i fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione
delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto
della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione
aziendale;
b) ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi
di cui all’art. 4, comma 2, let. b) D.Lgs. 626/94 e i sistemi di controllo di tali misure;
c) ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
d) a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
e) a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e di sicurezza di cui
all’art. 11 D.Lgs. 626/94;
f) a fornire, tramite il Servizio di prevenzione e protezione, ai lavoratori le
informazioni di cui all’art. 21 D.Lgs. 626/94.
Proposta Decreto Ministeriale riconoscimento figura professionale Tecnico ASPP – Dott. MAGGIO ASL TERAMO
5. Il Tecnico della Salute ASPP , quale componente del Servizio di prevenzione e protezione,
nell’esercizio delle sue funzioni è tenuto al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui
viene a conoscenza; inoltre non può subire pregiudizio a causa dell’attività svolta
nell’espletamento del proprio incarico.
6. Il Tecnico della Salute ASPP svolge con autonomia tecnico professionale le proprie attività
e collabora con le altre figure e/o tecnici professionali all’attività di programmazione e di
organizzazione del lavoro nell’ambito del Servizio di prevenzione e protezione.
7. Il Tecnico della Salute ASPP incaricato per lo svolgimento della funzione di Responsabile
del Servizio di Prevenzione e Protezione, oltre ai requisiti di cui al comma 2 di cui sopra,
dovrà essere in possesso di un attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a
specifici corsi di formazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di
natura ergonomia e psico-sociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico
amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali, di cui
all’art. 8 bis comm. 4 D.Lgs. 626/94.
8. Il Tecnico della Salute ASPP partecipa ad attività di studio, didattica e consulenza
professionale nei servizi o attività in cui è richiesta la sua competenza professionale; inoltre
contribuisce alla formazione del personale e collabora direttamente all’aggiornamento
relativo al proprio profilo e alla ricerca, secondo anche i disposti di cui all’art. 8 bis comma
5, D.Lgs. 626/94.
9. Il Tecnico della Salute ASPP svolge la sua attività professionale, in regime di dipendenza o
libero professionale, nell’ambito dei servizi di prevenzione e protezione, pubblici o privati,
previste dalla normativa vigente.
Art. 3
1. Il possesso dei titoli e requisiti professionali di cui all’art. 8 bis, nonché il rispetto degli
artt. 4 comm. 4 let. b), 8 D.Lgs. 626/94 e D.Lgs. 195/03, abilita all’esercizio della
professione di Tecnico della Salute sul Lavoro ASPP.

mercoledì 12 dicembre 2007

AMICI POCHE CHIACCHIERE,CI VOGLIONO FATTI.



Di fronte alle tragedie come quella di Torino che letteralmente ci sfiorano ,parole di sdegno e rabbia non sono più sufficienti soprattutto da chi come noi lavora per la sicurezza.
Adesso è il momento di essere vicino alle famiglie e pensare al loro futuro e alle necessità urgenti dei figli piccoli dei poveri operai bruciati vivi.
La FIRAS-SPP ha già fatto il suo dovere, ora tocca a tutti noi, all'intera comunità professionale dei RSPP e ASPP Italiani di fare il proprio dovere .
Puoi versare il tuo contributo utilizzando il conto corrente intestato intestato a
Famiglie Vittime Torino
attivato presso:

banca Unicredit
numero 41125701
abi 02008
cab 01046

martedì 11 dicembre 2007

Sicurezza sul lavoro: più ispettori, lotta al sommerso e subito i decreti attuativi

L'intento del Governo sulla sicurezza del lavoro è imprimere un colpo d'acceleratore ai decreti attuativi del Ddl delega approvato lo scorso 7 agosto. Non ci sarà, dunque, un decreto legge ad hoc. In arrivo, dunque i decreti attuativi, ma sarà, anche, chiesto un incontro con i capigruppo per inserire nel maxiemendamento della Finanziaria interventi concordati sul fronte dell'aumento degli ispettori del lavoro, dell'emersione del lavoro nero e degli appalti nell'ambito del settore delle cooperazioni. La sinistra dell'Unione chiede, infatti, che alcune misure sulla sicurezza del lavoro siano inserite in finanziaria. Il Consiglio dei ministri ha ribadito la necessità di una più incisiva azione repressiva e di uno sviluppo dell'attività di prevenzione nei luoghi di lavoro. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, poi, ha annunciato che al prossimo Consiglio dei ministri saranno presentati i risultati dell'incontro con le parti sociali che si svolgerà lunedì 17 dicembre. Ieri proprio alle parti sociali è stato distribuito un testo per le prime valutazioni. «Si avverte la necessità - sottolinea Damiano - di passare dalle leggi alla loro puntuale e precisa attuazione». La legge delega scade a maggio, ma il Governo ritiene che gennaio sia il mese utile per portare a compimento la delega. Quattro i temi da affrontare: la normativa sulla salute e la sicurezza; la semplificazione degli adempimenti; razionalizzazione delle sanzioni, che saranno inasprite; coordinamento degli interventi ispettivi; formazione su cultura e salute nella scuola e nell'università; l'idoneità delle aziende in tema di sicurezza sul lavoro. Due i Dpcm in preparazione: un primo dedicato alla ratifica del patto fra Governo e Ragioni per incrementare le ispezioni nei luoghi di lavoro attraverso le Asl (passando da 78mila a 250 mila controlli), un secondo sul coordinamento delle attività sulla sicurezza del lavoro. il ministro Damiano ha sottolineato come un solo morto sul lavoro sia motivo di dolore per le famiglie, la comunitá, le istituzioni tutte, segnalando qualche numero: nel 1963 i morti sul lavoro furono 4644, nel 2002 1481 e nel 2006 sono stati 1302.«Nella parte in cui la delega estende le tutele anche al lavoro autonomo e atipico -dice Damiano- si può procedere a una specificazione, ovvero che dalle mansioni pericolose siano dispensati per un periodo coloro che hanno contratti a termine e di apprendistato». Il ministro ha anche precisato che sarà prevista una maggiorazione delle sanzioni collegate ai rischi statisticamente maggiori. Per il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero per affrontare in maniera vincente il problema degli incidenti sul lavoro «serve un salto di qualità da parte delle Regioni». Per il ministro «non é possibile che Regioni industrializzate allo stesso livello abbiamo un numero di controlli così differenti come quelli che abbiamo registrato in due Regioni, 22mila controlli in una e solo 2mila in un'altra».

Prime Manifestazioni di Solidarietà al nostro collega ingiustamente condannato,la FIRAS-SPP ne assume il Patrocinio Legale



Caso Garofolo






Non era mai successo prima d'ora, la FIRAS-SPP ha assunto il Patrocinio Legale per la difesa del nostro collega condanato senza mai essere stato neanche convocato in Tribunale.


Per la prima volta una organizzazione sindacale assume il patrocinio legale di un RSPP in un processo penale: da oggi nessun RSPP e ASPP sarà più lasciato solo !
Consulta la sentenza:






Primi messaggi di solidarietà






Cominciano a pervenire al Blog e alla Segreteria nazionale FIRAS-SPP (segreteria@firas-spp.it) i primi significativi messaggi di solidarietà al nostro collega:


il Blog-Professione Sicurezza li pubblicherà man mano che ci giungono.






In un mondo in cui non abbiamo il tempo di guardarci allo specchio, sapere che ci sono RSPP e ASPP che trovano il tempo e la voglia di fare un atto di coscienza manifestando la vicinanza ad un collega così duramente colpito, è un fatto che fa onore alla nostra categoria.






I primi messaggi






"Per quanto ho letto, esprimo la mia completa solidarietà al collega e la mia perplessa indignazione per una condanna a mio parere ingiustificata e illegittima.
Carlo Colacevich
RSPP TRAIN Spa Siena "






"E’ molto tempo che sostengo che prima o poi i giudici ci pizzicano; non riesco a capire questa volontà di insistere su tale tema dato per certo che chi aziona le leve della sicurezza è il Datore di lavoro.
Fare l'RSPP diventa sempre più complicato e poco appassionante; come potremo mai mettere in evidenza la poca voglia di fare di molti Datori di Lavoro?
Tanta solidarietà al Collega davvero sfortunato
Pietro Rizzo"

"mi riservo di leggere meglio i dettagli della vicenda del collega Costanzo Garofolo, a cui già da ora esprimo tutta la mia vicinanza umana e professionale.Spero in un buon esito futuro della vicenda.La sensazione che traspare è che l'RSPP stia diventando il parafulmine della situazione, come dire, "fatta la legge, trovato il colpevole".Avanti Firas

Filippo"

"al di là del fatto accaduto e della responasbilità del rspp che stante le norme ed il caso attuali non ha senso, una cosa che mi preoccupa più di tutto, l'essere condannati senza nemmeno essere sentiti, ... molto grave,,tutto l'appoggio possibile a firas e a Costanzo.

Silvestro Caira"

"Solidarietà a Costanzo questa è la dimostrazione lampante della considerazione che hanno di noi
un Collega
Adriano Izzi"

"Siamo in bilico fra il ridicolo ed il penoso.Piena solidarietà all'amico Garofolo.

Francesco Cuccuini"

"Potrebbe capitare a ciascuno di noi. Questo, credo, anche nel caso si faccia di tutto per evitare il rischio...l'errore umano è sempre possibile. Ora, come libero professionista, ho spesso a che fare con piccole imprese in cui bisogna dare un colpo al cerchio e l'altro alla botte. I titolari non sempre sono collaborativi, anche se paganti, e sovente si disturbano per le mie osservazioni.Inoltre non è facile far capire che, alla luce delle nuove norme, le mie responsabilità sono accresciute, e quindi DEVO tutelarmi maggiormente (il che equivale a tutelare il cliente e i lavoratori).In qusto clima spesso rischio di perdere di vista il motivo per cui ho scelto questa professione, che è quello che mi fa rabbia e tristezza profondi quando sento certe notizie al TG.Come al solito le leggi in Italia servono non tanto a risolvere i problemi della civile convivenza in tutte le sue forme, ma servono a individuare responsabili. Bisognerebbe invece calarsi nella realtà e proporre soluzioni attuabili. Resta anche inteso che fare il RSPP oggi è solo un rischio, poco remunerato (manca un tariffario minimo!!).Proporrei l'adozione di un tariffario minimo in base alle categorie aziendali e valuterei positivamente un avvicinamento della mia figura ai lavoratori (spesso sono costretto a fare le veci del RLS!)In bocca al lupo Costanzo e forza FIRAS.

Vincenzo"

"Si è aperta una falla in una diga, dobbiamo aspettarci una valanga di acqua se non si riesce ad incanalare correttamente, di questi tempi si stanno cercando punizioni esemplari e soprattutto capri espiatori.
Viene subito dimenticato il lavoro fatto, le ingerenze subite, le ore passate per qualificare la propria professione, conta solo “chi si può colpire” indipendentemente dalla buona fede o dalle motivazioni a suo discapito.
Non è possibile lavorare serenamente in questo clima di inquisizione, sollecitato soprattutto da organi a tutela dei lavoratori che di questo si sono fatti promotori, molte volte anche in maniera superficiale e propagandistica, senza ottenere reali vantaggi per i lavoratori stessi.
Chi come me crede che questo non è solo un lavoro, ma è una professione simile a quella del medico, dell’insegnante per la quale ci si mette in gioco personalmente al fine di migliorare, per quanto possibile, delle situazioni critiche o drammatiche, ne ricava solo un calcio in mezzo ai denti e come spesso accade ti viene voglia di mollare tutto ed adeguarti verso il basso.
Confido nel ns. sindacato che si faccia portavoce di questa ns. sofferenza, tutelando la ns. professione e soprattutto che casi come quello del collega non possano ripetersi.
Per quel che può valere do il pieno sostegno al collega condannato affinchè si facci chiarezza sul suo caso così emblematico di questo malessere che stiamo vivendo.
Tiziano Fanelli "




Grazie a tutti , la parola a voi che ci leggete!

Incidenti sul lavoro, Damiano riferisce al Governo. ThyssenKrupp chiusa

Governo in seduta straordinaria
All'indomani della manifestazione di Torino per la sicurezza sul lavoro in cui si è trasformata la giornata di lutto per la tragedia alla ThyssenKrupp, il ministro del Lavoro Cesare Damiano riferirà in consiglio dei ministri in mattinata, e al pomeriggio al Senato.
Il Consiglio dei Ministri esaminerà alcune proposte di provvedimenti in materia. Al Senato ci sarà anche un dibattito.
Acciaieria chiusa fino al termine delle verifiche
Lo stabilimento torinese della ThyssenKrupp resterà comunque chiuso fino alle fine delle verifiche da parte della Asl, secondo le assicurazioni del sottosegretario alla Salute, Gianpaolo Patta. Alla prefettura di Torino, non appena dalla Asl arriveranno i risultati dell'indagine, si aprirà un tavolo con le parti sociali, per decidere se riprendere l'attività. Se le condizioni di sicurezza non verranno accertate, i lavoratori non torneranno negli stabilimenti, ha aggiunto Patta.

lunedì 10 dicembre 2007

Dolore e rabbia contro le stragi sul lavoro




IL CORTEO DI TORINO

dopo i quattro morti bruciati nel rogo della ThyssenKrupp

Almeno 10mila in piazza. Bertinotti in testa, gli operai protestano: «No alla passerella di politici»

TORINO - «Assassini, chi mi ridà mio figlio? Dov'erano gli estintori? Assassini». In prima fila nel corteo a Torino, il papà di Bruno Santino, una delle quattro vittime del rogo alle accierie ThyssenKrupp. Disperato, un giornale in mano con la foto del figlio, continua a ripetere queste frasi. C'è tanto dolore alla manifestazione di Torino, ma anche rabbia e qualche tensione con i numerosi cameramen e giornalisti presenti, mentre il corteo sfila nelle vie del centro cittadino con i negozi chiusi per lutto e in un silenzio quasi irreale della città. In piazza almeno 10 mila persone (oltre 20mila secondo gli organizzatori), guidate dagli operai dell'azienda.. UOVA CONTRO L'UNIONE INDUSTRIALI - La manifestazione doveva concludersi in piazza Castello davanti alla Prefettura con i discorsi dei sindacati metalmeccanici e confederali che sono stati contestati dai lavoratori. Invece c'è stato un fuori programma: dopo i discorsi di piazza Castello, il corteo si è riformato per raggiungere la sede della Confindustria torinese. Dietro a questa decisione, presa all'ultimo momento dagli organizzatori, il timore che verso l'Unione industrali sfilassero soltanto piccoli gruppi legati ai centri sociali con il rischio di incidenti. E grazie al pronto intervento delle forze dell'ordine e degli stessi manifestanti i disordini provocati dai giovani dell'area anarchica di Torino sono stati contenuti: soltanto qualche lancio di uova e arance contro la sede dell'Unione industriale di Torino ha caratterizzato l'arrivo di una parte del corteo davanti alla palazzina dell'associazione degli industriali.
SINDACALISTI FISCHIATI - Prima, durante il corteo, a tratti applausi della gente stipata lungo il percorso e poi fischi e contestazioni proprio verso i sindacalisti che hanno parlato in piazza Castello, davanti alla prefettura. Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini è stato contestato al grido di «vergogna, vergogna». «Siamo tutti travolti da un sentimento di dolore ma anche di rabbia - ha detto Rinaldini tra le urla dei lavoratori - noi non siamo di fronte a morti bianche, ma a un omicidio, a una strage. Qui c’è un’azienda che ha voluto spremere fino all’ultimo. Devono essere colpiti e perseguiti i responsabili di questa strage». Rinaldini ha poi continuato rivolgendo un appello all’esecutivo: «Diciamo al governo che non ci sono giustificazioni finanziarie per prendere le misure necessarie. Noi dobbiamo evitare che passati tre-quattro giorni tutto torni come prima. Abbiamo dichiarato per venerdì uno sciopero generale per tutta la categoria».
IL SUPERSTITE: QUALCUNO DEVE PAGARE - Un lungo applauso ha invece accolto Antonio Boccuzzi, l'unico lavoratore scampato all'incendio della ThyssenKrupp, quando ha preso la parola (ascolta). «Antonio, Roberto, Angelo, Bruno. - ha cominciato Boccuzzi ricordando i colleghi morti - siete sempre davanti ai miei occhi. Ho il dovere di andare avanti di testimoniare cosa è successo. L'orrore incredibile di quello che ho visto è paragonabile solo ad un inferno. Nessuno questa volta potrà permettersi di dimenticare». Boccuzzi, che ha chiesto alla piazza due minuti di silenzio per i colleghi morti, per quelli feriti, per quanti ogni anno muoiono per incidenti sul lavoro, ha rivolto poi un invito alla piazza e alle istituzioni: «Di essere vicini alle famiglie dei nostri compagni che non ci sono più e andare avanti per far valere i nostri diritti, per far sì che da domani andare a lavorare non sia come andare in guerra».
IL DOLORE DEI PARENTI DELLE VITTIME - Lunghi abbracci tra i parenti delle vittime. «Abbiamo il cuore straziato - ha detto la zia di uno degli operai morti, Roberto Scola - non ci sono più parole, né per noi né per le famiglie di chi sta lottando per la vita. Noi chiediamo giustizia perché non si può mandare i figli a lavorare e non vederli tornare, non si deve lavorare per morire, ma per vivere, anzi oggi direi per sopravvivere». La zia di Scola ricorda che «Roberto era tutto per la sua famiglia, non sapeva se rimanere a fare quel lavoro oppure no, e adesso è finito così. Anche se ho visto con i miei occhi come l'hanno ridotto, ancora non ci credo». BERTINOTTI - Momenti di tensione quando l'attenzione di telecamere si è concentrata su«Bisogna ridare dignità al lavoro» ha dichiarato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, appena arrivato a Torino. «Il lavoro è stato marginalizzato per troppi anni, deve tornare al centro della vita pubblica del Paese», ha aggiunto Bertinotti, ex sindacalista, visibilmente commosso.
FERRERO - Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, partecipando al corteo, ha dichiarato: «Bisogna applicare le leggi già approvate dal Parlamento e non ancora entrate in vigore. Bisogna anche mettere i soldi per fare i controlli». Ferrero ha poi auspicato che il Consiglio dei ministri di domani faccia un passo in questa direzione: «Spero che domani il Consiglio dei ministri approvi tutti i provvedimenti in programma». Ieri una fonte del ministero del Lavoro ha detto che il consiglio dei ministri di domani potrebbe varare un decreto legge ad hoc. Il sottosegretario al Lavoro Antonio Montagnino, pur ritenendo «poco probabile» che Palazzo Chigi vari già domani le nuove norme con un una procedura d'urgenza, ha però annunciato oggi stesso che il governo invierà oggi le prime bozze del decreto legislativo previsto dalla nuova legge sulla sicurezza del lavoro, alle parti sociali, alle Regioni e agli enti interessati.
L'INCHIESTA - Ieri, intanto, dopo che la magistratura torinese ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose - al momento non si ha conferma che dirigenti della ThyssenKrupp siano però iscritti sul registro degli indagati -, l'azienda ha affermato in una nota che le cause dell'incendio non sono ancora note e non è confermata alcuna violazione delle misure di sicurezza. «Le cause precise dell'incendio sono tuttora in corso di accertamento e, al momento, non c'è alcuna conferma che, all'origine dello stesso, vi sia la violazione di standard di sicurezza», dice il comunicato diffuso ieri dalla società tedesca. «Nonostante la produzione dello stabilimento torinese sia progressivamente diminuita a solo il trenta per cento delle sue capacità produttive la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni non ha mai smesso di effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti del sito torinese».
I VERTICI AZIENDALI DALLA TURCO - alle 15 è previsto un incontro tra i vertici della Thyssen Krupp con il ministro della Salute Livia Turco.

Riceviamo e Pubblichiamo una Lettera del Presidente AiTEP a Romano Prodi


LETTERA APERTA AL PRESIDENTE PRODI SUL TEMA SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

Egr Presidente del Consiglio,
ecco, in merito all’emergenza infortuni, il punto di vista dell’AITEP, Associazione dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei luoghi di Lavoro. In Italia siamo 1950 tecnici per 5 milioni di aziende. In tutta la provincia di Messina c’è un solo tecnico, a Vibo Valentia: due, a Legnago (Verona) cinque, polo dell’industria del mobile con 1600 imprese, a Venosa (PZ) due. Vuol dire che si entra in un’azienda ogni 33 anni, se poi si considera che secondo le Camere di Commercio la vita media di una società è tra i 12 e i 15 anni questo vuol dire che quasi tutti i luoghi di lavoro hanno la certezza statistica di non essere esaminati. Siamo d’accordo con la Sua affermazione, fatta dopo il luttuoso evento all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino, secondo la quale la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, gli infortuni e le malattie professionali sono una vera emergenza nazionale. Le emergenze vanno affrontate con misure rilevanti nell’immediato ma anche con interventi strutturali e soprattutto applicando le norme che già esistono. In questo ultimo anno si è parlato molto di sicurezza sul lavoro, ma gli unici provvedimenti presi hanno riguardato l’assunzione di ispettori del lavoro. Gli ispettori del lavoro come è noto, dalla Riforma Sanitaria e cioè dal 1978 si occupano quasi esclusivamente di verificare il rispetto della normativa relativa alla regolarità dei rapporti di lavoro. Combattere il lavoro nero è giusto, e certo ha una ricaduta positiva anche in termini di sicurezza, ma la Prevenzione negli ambienti di lavoro la fanno (e se possiamo dire: la sanno fare) i Servizi territoriali delle ASL con il supporto dell’ISPESL. Non comprendiamo che senso abbia spezzettare le competenze tra il Ministero del Lavoro e quello della Salute: mantenere sotto organico i servizi delle ASL e contemporaneamente assumere ispettori del lavoro che dovrebbero occuparsi “anche” di sicurezza, ricostruendosi una professionalità in materia accantonata da 30 anni. Infatti i primi ispettori assunti vengono mandati a fare esperienza nelle ASL! Crediamo che, per imboccare la strada giusta, occorra prima di tutto decidere quale struttura fa Prevenzione in questo Paese e poi fornirla di risorse minimamente adeguate. Che in Veneto ad esempio, la terra del mitico Nord-Est con una fabbrica ogni due case, vi siano in totale 320 operatori (tra medici, tecnici, assistenti sanitari, personale amministrativo …) distribuiti nei servizi territoriali delle ASL, è un dato che si commenta da solo. E’ inutile, e questo sì scandaloso, gridare periodicamente alla vergogna dei morti sul lavoro se poi non si mettono a disposizione uomini e risorse per garantire un minimo di attività di prevenzione. Chiediamo allora che il Governo, come prima misura di emergenza, dia seguito all’Ordine del Giorno accolto in sede di approvazione della Legge 123/07, facendo proprio un emendamento (il n°118.5) presentato in tal senso alla legge finanziaria in discussione in queste ore alla Camera dei Deputati. Provvedimento che prevede la sospensione del blocco delle assunzioni dei Tecnici della Prevenzione nelle ASL e il recupero, attraverso la formazione, di un rapporto privilegiato tra i Rappresentati dei Lavoratori per la Sicurezza e i Servizi deputati a svolgere il ruolo di verifica e controllo nei luoghi di lavoro. Con un piccolo investimento, inferiore all’uno per mille dei costi globali calcolati dall’INAIL per tale tema che ammontano a circa quarantuno miliardi di euro l’anno, cioè con 40 milioni di euro, si potrebbero assumere mediamente cinque Tecnici della Prevenzione per ogni ASL d’Italia. Certo del Suo interessamento Le auguro buon lavoro e La saluto cordialmente.
dott. Vincenzo Di Nucci
Presidente AiTEP

domenica 9 dicembre 2007

Riceviamo e pubblichiamo una lunga lettera di RLS

"DAI SINDACATI METALMECCANICI CI SAREMMO ASPETTATI UNO SCIOPERO NAZIONALE, NON DI 2 ORE, MA DI 8"


LA LETTERA:
MORTI SUL LAVORO, BASTA PAROLE DI CIRCOSTANZA, VOGLIAMO I FATTI

(08/12/2007) - Purtroppo altri 3 operai rimasti gravemente ustionati alla Thyssenkrupp di Torino non c'è l'hanno fatta e sono morti ieri. Il numero degli assassinati sul lavoro alla Thyssenkrupp è salito a 4 (Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino).Ci sono ancora altri 3 operai ustionati sul 90 % del corpo che stanno lottando fra la vita e la morte. Siamo profondamente addolorati per questa tragedia sul lavoro e vogliamo esprimere il nostro cordoglio alle famiglie e lo sdegno per quanto è successo. La cosa che ci fa più rabbia è che dobbiamo sentire le solite dichiarazioni di circostanza per poi non fare nulla. Sappiamo che questi operai lavoravano ininterrottamente da 12 ore, e che la fabbrica era in dismissione, anche se vi lavoravano ancora 200 operai. La cosa ancora più grave è che in uno stabilimento di un'azienda come la ThyssenKrupp ci fossero 3 estintori vuoti, gli idranti rotti, e non funzionasse neanche il telefono interno per l'emergenza, che ha costretto un operaio a prendere una bicicletta per andare a chiedere aiuto ad altri compagni di lavoro. Ci chiediamo: ma dove sono i controlli?! Ma c'è ne mai stato uno in questo stabilimento?! Sembra di no, perchè se così fosse quegli estintori sarebbero stati pieni, gli idranti riparati,e il telefono interno funzionante. Vogliamo ricordare che gli estintori e gli impianti antincendio vanno revisionati periodicamente come prevede la legge. E poi Confindustria parla di repressione con controlli e sanzioni?! Magari ci fosse la repressione, magari!!! Noi Rls lo andiamo ripetendo da tempo, peccato che nessuno ci ascolti: mancano i controlli, perchè i tecnici della prevenzione delle Asl sono meno di 2 mila in tutta Italia e con tante aziende da controllare, manca la cultura della sicurezza sul lavoro, manca la formazione e l'informazione ai lavoratori, manca la certezza della pena (se 5 minuti dopo l'infortunio mortale l'imprenditore va in carcere, la sua azienda viene chiusa, e lì e solo lì aspetta i lunghi tempi processuali, allora cambierebbe qualcosa). Dai sindacati metalmeccanici ci saremmo aspettati uno sciopero nazionale, non di 2 ore, ma di 8 ore, con relativa manifestazione. Concordiamo pienamente con il discorso del Capo dello Stato: "non basta fare le leggi, ma occorre che le norme vengano applicate... Conta molto anche l'impegno delle imprese, dei sindacati e degli stessi lavoratori che devono essere sufficientemente in grado di difendere se stessi dai rischi sul lavoro". Lo andiamo dicendo da tempo che non basta solo la legge 123/2007 per risolvere i problemi di mancata sicurezza sul lavoro che ci sono nelle aziende. Abbiamo letto la lettera del segretario provinciale della Fiom di Torino Giorgio Airaudo su Aprileonline ( http://www.aprileonline.info/5423/morti-bianche-torniamo-alle-8-ore-reali ), che dice anche: "le ispezioni ci sono, ma si potrebbe fare di più, e che il ministro Damiano si era ripromesso di intensificare gli interventi ispettivi e dal punto di vista percentuale sta ottenendo discreti risultati.Ma non basta". Allora, di controlli c'è ne sono pochi, e se ne dovrebbero fare molti, ma molti di più. Vorremmo ricordare al segretario provinciale Fiom che non sono gli ispettori del lavoro che fanno i controlli per la sicurezza, ma i tecnici della Prevenzione delle Asl. C'è una legge, la 833 del 1978 che l'ha dati in mano alle Asl. Non vi è alcuna norma di legge che attribuisca "..competenza generale agli organi ispettivi del Min Lav, per i rischi che si verificano nei settori edili e di cantieristica"; vero è invece il contrario, e cioè il subordine degli interventi delle DPL, visto che per legge devono essere pre-avvisate la ASL territorialmente competenti di un loro intervento in cantiere (art. 1 comma 2 DPCM 1997, decreto che definisce gli ambiti di "doppia" vigilanza delle DPL ai soli cantieri e ai lavori subacquei/aria compressa). D'altronde le attribuzioni di vigilanza nei luoghi di lavoro affidate alle ASL sono state confermate dalla ormai consolidata figura professionale del "Tecnico della Prevenzione nell'Ambiente e nei Luoghi di Lavoro" (DM Sanità 58/97) che svolge la sua funzione sia in ambito pubblico (nei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL appunto) che privato, e per il cui esercizio è prevista la relativa Laurea attivata presso le facoltà di Medicina delle Università. Perchè per iniziare non si sbloccano le assunzioni dei tecnici della prevenzione, così da ad assumerne altri? Infine, constatiamo con amarezza che ci sono ancora diversi giornalisti che non hanno ben chiaro cosa significa RLS. Siamo stanchi di essere chiamati responsabili dei lavoratori per la sicurezza o responsabili della sicurezza. Noi siamo rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e non responsabili dei lavoratori per la sicurezza: c'è una bella differenza. Pare giusto fare chiarezza: Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è colui che appunto rappresenta i lavoratori in tutte le questioni attinenti alla sicurezza: la sua attività consiste nell'individuare, anche attraverso le segnalazioni dei lavoratori, i problemi dell'azienda e nel comunicarli al datore di lavoro. Puó quindi solo riportare le informazioni raccolte ai vertici dell'azienda: sono questi ultimi a dover intervenire per la soluzione delle varie situazioni. Il rappresentante per la sicurezza non ha alcun potere decisionale di intervento e non puó obbligare i datori di lavoro ad agire: se questi ultimi non provvedono dopo diverse segnalazioni, puó soltanto riferire agli organi di vigilanza competenti. È importante sottolineare questo punto, perché spesso si fa confusione: noi non siamo "responsabili" ma rappresentanti della sicurezza. La colpa per il verificarsi di eventuali situazioni di rischio e pericolo non è nostra ma dei datori di lavoro.

Marco Bazzoni, Andrea Coppini, Mauro Marchi-Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Email: bazzoni_m@tin.it

sabato 8 dicembre 2007

Basta stragi sul lavoro !


























Prodi: " .....le morti bianche sono un'emergenza nazionale..."
Montezemolo: " ..riunione urgente, Governo,Sindacati,Imprenditori su morti sul lavoro"
Ferrero: " ...riunione straordinaria del Governo sulle stragi del lavoro"
MA E' POSSIBILE CHE NESSUNO PENSI CHE FORSE E' IL CASO DI
CONSULTARE I RSPP E GLI ASPP .

Fino a quando continueranno a fare norme e leggi senza consultare chi tutti i giorni lavora per la Sicurezza sul Lavoro?
E noi fino a quando continueremo a non far sentire la nostra voce?
Fino a quando permetteremo di non essere inquadrati e retribuiti dignitosamente?
Fino a quando continueremo a dare consulenza al massimo ribasso?
Fino a quando continueremo in silenzio a non essere considerati una Categoria Professionale come tute le altre?
Fino a quando non ci riuniremo in un forte sindacato nazionale?

Basta con le stragi sul lavoro!






CGIL-CISL e UIL :


Sciopero Nazionale il 14 Dicembre,


La FIRAS-SPP aderisce allo Sciopero.


I lavoratori metalmeccanici di tutt'Italia si fermeranno altre due ore venerdì 14 dicembre per la sicurezza sui posti di lavoro. Lo ha annunciato lo scorso 6 dicembre la Uilm dopo la morte dell'operaio della Thyssenkrupp a Torino.
Lo sciopero di venerdì 14, spiegano dalla Uilm, si unisce alle 8 ore già previste a Torino e a Terni per lunedì 10 dicembre. "Le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm esprimono dolore, cordoglio e solidarietà per le vittime dell'orribile strage sul lavoro avvenuta a Torino" si legge in una nota a firma delle tre segreterie nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil. "Occorre il pieno e puntuale intervento delle Autorità a tutela della salute e della sicurezza - prosegono i sindacati - le imprese devono adottare tutte le norme e le misure necessarie alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori ed essere fino in fondo responsabili della loro applicazione. Si deve lavorare per vivere e non per morire." Durante la giornata si svolgeranno in tutta Italia manifestazioni e iniziative, che coinvolgano la pubblica opinione, direttamente rivolte verso le pubbliche autorità e verso le imprese che dovranno mettere la sicurezza del lavoro al primo posto, anche con un adeguato e indispensabile programma di investimenti.

La FIRAS-SPP,il sindacato italiano degli RSPP e ASPP,si unisce al cordoglio per le vittime dell’ennesima orrenda strage che colpisce così duramente il mondo del lavoro , e si stringe con rispetto e commozione alle famiglie così duramente colpite.

La Segreteria Nazionale FIRAS-SPP, aderisce alla giusta protesta e allo sciopero nazionale proclamato dalle Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori e invita i propri iscritti , tutti gli RSPP e ASPP Italiani a partecipare alle iniziative e manifestazioni indette , invita inoltre gli RSPP e ASPP del settore metalmeccanico a scioperare compatti secondo le modalità stabilite da FIOM-FIM e UILM.

venerdì 7 dicembre 2007

Incredibile ma vero: Ecco la sentenza !

Pubblichiamo la sentenza di condanna del nostro collega Costanzo Garofolo. Qualcuno ha avanzato dubbi e perplessità: invitiamo a leggere attentamente la sentenza e a commentarla.
FIRAS-SPP non solo è vicina e solidale con il nostro collega , me ne ha assunto il Patrocinio Legale .
Consulta la sentenza :

Fiamme in acciaieria a Torino, un morto. (approfondimenti)

Fiamme in acciaieria a Torino: approfondimento della notizia

Dai VVF la Dinamica di un incendio in una raffineria

giovedì 6 dicembre 2007

Agevolazioni per la Sicurezza

Segnaliamoi che INAIL ha previsto una nuova modulistica semplificata per il riconoscimento delle agevolazioni (ex. D.M. 12 dicembre 2000) per le aziende che investono in Sicurezza. Le aziende che realizzano interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro possano richiedere all'Inail la riduzione del tasso medio di tariffa attraverso un apposito modulo di domanda (MOD. OT24) che Inail ha rivisitato e semplificato ulteriormente. La riduzione del tasso medio, pari al 10% per le Organizzazioni fino a 500 addetti e al 5%per le aziende con oltre 500 addetti, riguarda gli interventi attuati nell'anno solare precedente quello di presentazione della domanda. Diverse aziende hanno già beneficiato di questa opportunità. Tra gli interventi "particolarmente rilevanti" ai fini della riduzione in oggetto, viene espressamente indicata l'implementazione di un Sistema di Gestione della Sicurezza che risponde ai criteri definiti in standard, linee guide, norme riconosciute a livello nazionale e internazionale (OHSAS 18001, UNI 10617 per le imprese a rischio di incidente rilevante).
La domanda di riduzione deve essere presentata entro il 31 gennaio dell'anno per il quale la riduzione è richiesta.
Vi segnaliamo di seguito l’indirizzo del sito INAIL dove è disponibile la modulistica descritta: http://www.inail.it/assicurazione/testomodulistica.htm#art24

Fiamme in acciaieria a Torino, un morto.

TORINO (Reuters) - Un operaio è morto e altri 6 sono rimasti feriti nell'incendio divampato nella notte del 5 dicembre in un'acciaieria di Torino, e in segno di protesta i metalmeccanici hanno proclamato uno sciopero per venerdì 14 dicembre per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Secondo la ricostruzione dei Vigili del fuoco, intorno all'1.10 nell'acciaieria ThyssenKrupp di Corso Regina Margherita si è sviluppato un incendio lungo la linea cinque, lunga 20 metri e adibita al trattamento termico e al decapaggio dell'acciaio.
I soccorritori hanno spiegato che le cause sono probabilmente da ricercarsi nella fuoriuscita di olio combustibile da un tratto di tubazione flessibile.
I pompieri hanno raccontato di essere intervenuti con una decina di squadre, e che alle 6.30 l'incendio era domato.
Gli operai del turno di notte hanno cercato di estinguere le fiamme con una manichetta dell'acqua, che però a contatto con l'idrogeno liquido e l'olio refrigerante avrebbe provocato una fiammata che ha investito alcuni operai, secondo quando hanno affermato fonti di polizia.
Uno degli operai, Antonio Schiavone, 36 anni, in fabbrica dal 1995, è morto sul posto.
Quattro dei sei feriti sono in condizioni molto gravi: uno, di 54 anni, è ricoverato alle Molinette di Torino con ustioni sull'80% del corpo; un secondo, di 32 anni, si trova al reparto grandi ustionati del C.T.O. con ustioni sul 95% del corpo; altri due sono all'ospedale Maria Vittoria con ustioni sul 90% del corpo.
"Mi hanno chiamato dal reparto di finitura dove lavoro e ho trovato tre persone in piedi carbonizzate e due a terra carbonizzate, e mi sono attivato per tirarle fuori dall'inferno", racconta Giovanni Pignalosa, un operaio che ha prestato i primi i soccorsi rimasto lievemente intossicato ma già dimesso dall'ospedale e tornato fuori dai cancelli della fabbrica.
Il 6 e 7 dicembre lo stabilimento -- che era in via di smantellamento e aveva un totale di 200 dipendenti tra operai e impiegati, 200 in meno di quanti ne aveva a luglio -- rimarrà chiuso.
Tra i rappresentanti sindacali riunitisi fuori dai cancelli insieme agli operai -- tra cui regna un clima di rabbia e dolore alimentato anche dal fatto che i dirigenti all'interno dell'acciaieria non escono nonostante le richieste degli operai -- qualcuno denuncia che a causa dello smantellamento le misure di sicurezza erano state allentate.

INDAGINE
"Non creiamo fantasmi inutili", ha però replicato Pignalosa, spiegando che "l'azienda si è sempre comportata bene dal punto di vista della sicurezza". Ha però aggiunto che "da operaio, quando vengo a lavorare sapendo che l'azienda mi sta rimandando a casa con moglie, figli e mutuo, vengo a lavorare non più con lo spirito con cui venivo prima".
In segno di protesta è stato proclamato uno sciopero dei metalmeccanici di due ore venerdì 14 dicembre per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro. Le due ore si aggiungono alle otto proclamate per Termini Imerese e per Torino lunedì 10 dicembre, come ha riferito un portavoce di Uilm (Unione italiana lavoratori metalmeccanici).
"Non è possibile che in aziende di livello internazionale come la Thyssen Krupp esistano ancora incidenti che portano alla morte di operai. È giunto il momento che vengano prese decisioni drastiche su argomenti che riguardano la sicurezza sui luoghi di lavoro", ha commentato il segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella.